venerdì 14 maggio 2010

L'INFLUENZA DELLE DROGHE SULLA DEVIANZA MINORILE

Il problema della tossicodipendenza e dell’alcolismo è legato ad un qualcosa di esogeno, la sostanza che viene introdotta nell’organismo e che produce delle modificazioni di tipo fisiologico e psicologico; si collega, però, ad altri aspetti che influiscono sulla devianza minorile in relazione all’analisi delle eventuali modificazioni di tipo comportamentale.
Ci troviamo di fronte ad un forte stereotipo sociale che considera la tossicodipendenza e l’alcolismo strettamente collegati alla criminalità, stereotipo in genere confortato da notizie dell’opinione pubblica e da dati statistici. Entrambe queste fonti presentano la tendenza delle informazioni ad un’eccessiva generalizzazione e semplificazione. Le ricerche statistiche propongono spesso, inoltre, il difetto del falso campione, qui accentuato dal fatto che c’è anche un falso campione sociale per la tossicodipendenza e l’alcolismo. Il fenomeno infatti è molto più diffuso di quanto si creda e si sappia, non ha un confine certo; c’è un vastissimo “numero oscuro” di tossicodipendenti e alcolisti con caratteristiche psicologiche, sociologiche, culturali, ambientali ben diverse da quelle del gruppo di tossicodipendenti istituzionalmente noti. I dati di cui disponiamo non sono quindi oggettivi, generalizzabili, in quanto mancano rilevazioni attendibili e complete sull’intera popolazione coinvolta in queste problematiche.
In questo caso, allora, è importante impostare un lavoro critico, demolendo tale stereotipo per ricondurre il problema alla sua complessità, alle sue articolazioni, ai suoi significati e facendo chiarezza sul rapporto tra tossicodipendenze e comportamento deviante e criminale.
In genere si distingue fra un rapporto “diretto”, che riguarda i reati commessi “sotto l’effetto delle droghe” e un rapporto “indiretto”, inerente invece la delinquenza strumentale alla necessità di procurarsi la droga, allo spaccio, al traffico delle droghe, a certe aree e subculture devianti (Mannheim, 1975; Ponti, 1980; Bandini, Gatti, 1987).
Non c’è dubbio che le sostanze psicoattive alterino i processi fisiologici e psicologici: vi sono sostanze stimolanti, altre che rallentano l’attività della mente, altre che modificano la percezione della realtà, ecc. Queste alterazioni, però, non sono uniformi e costanti ma dipendono da una serie di variabili, di dimensioni psicologiche, culturali, interattive che modificano lo stesso effetto che la sostanza produce sia a livello psicologico che fisiologico. Sono determinanti, infatti, i fattori legati al singolo individuo che fa uso di droghe, come l’età, la personalità, le aspettative, l’atteggiamento, le componenti imitative, suggestive, di sfida che sono alla base di questi comportamenti. Notevole rilevanza hanno anche le circostanze, le situazioni, il tipo di contesto in cui avviene l’assunzione, se c’è o meno l’approvazione dell’ambiente circostante, il tipo di rapporto e di legame che si viene a formare tra i consumatori ecc. (Ponti, 1980).
Nonostante le numerose ricerche effettuate in questo campo non è stato mai dimostrato alcun tipo di relazione causale diretta e costante tra assunzione di droga e commissione di reati; è la persona in senso complesso a mettere in atto i propri comportamenti: certamente la sostanza può essere un elemento che interagisce con una serie di altri fattori ma, pur se può alterarla, non impedisce la mediazione cognitiva.
È necessario, invece, operare delle distinzioni, per esempio riguardo al tipo di droga o al grado di tossicodipendenza: in base a questi elementi cambia molto il livello di coinvolgimento della persona rispetto alla sostanza così come cambiano le conseguenze dal punto di vista delle scelte di vita della persona.
Per quanto riguarda il nesso diretto fra diversi tipi di droga e comportamenti devianti e criminali, si è visto che le sostanze ad effetto depressivo, come gli oppiacei (morfina, eroina…), solitamente non sono associate alla violenza, in quanto provocano uno stato di rilassamento generale, sia pure con variabili soggettive piuttosto differenziate. Il legame tra eroina e criminalità è quindi prevalentemente di tipo indiretto, dovuto cioè alla necessità di procurarsi dosi sempre maggiori a prezzi altissimi. Difficilmente, infatti, gli eroinomani sono persone aggressive mentre frequenti, fra questa popolazione, sono i reati contro la proprietà.
Da un punto di vista criminologico vengono considerate sostanze particolarmente dannose gli stimolanti, soprattutto le anfetamine e la cocaina le quali, se assunte per lungo tempo e in dosi massicce, possono alterare la percezione della realtà alimentando idee allucinatorie di tipo paranoico che, in alcuni casi e in situazioni particolari, possono favorire comportamenti aggressivi nel soggetto che si sente minacciato e perseguitato. Ma neanche in questo caso si può parlare di un rapporto univoco tra droghe e comportamento criminale. È preferibile, invece, affermare che queste sostanze “preparano il terreno” alla violenza in persone che hanno già strutturato disposizioni violente e aggressive (Scherer, Abeles, Fischer, 1984).
Anche per quel che riguarda droghe come l’LSD e altri allucinogeni che producono alterazioni a livello cognitivo, percettivo, motorio, non ci sono prove che dimostrano che queste sostanze di per sé causino violenza e aggressività. I loro effetti sono sempre estremamente soggettivi e mediati da dimensioni cognitive, interazionali, del gruppo in cui avviene l’assunzione.
Se, come abbiamo visto, è facilmente falsificabile un nesso diretto tra droga, di qualunque tipo e comportamenti devianti criminali, possono essere invece più rilevanti i collegamenti, i rapporti indiretti tra questi due fenomeni.
Un primo effetto indiretto, ben noto, è legato alla questione delle droghe illegali e al loro conseguente alto prezzo sul mercato; nel momento in cui c’è una dipendenza dalla sostanza, il costo alto può facilitare una commissione di reati pur di acquistare la droga. In questo caso potremmo dire che c’è un effetto strumentale: il soggetto ruba per procurarsi la “roba”; quel reato quindi non è una conseguenza diretta della sostanza ma è legato a processi sociali, a forme di interazione sociale che comprendono l’organizzazione sociale del problema droga, l’organizzazione del mercato illegale ecc.
In stretta connessione con questo aspetto c’è un altro effetto indiretto, legato al fatto che l’acquisto delle droghe illegali porta i giovani a contatto con ambienti criminali. Ciò può facilitare la permanenza in questi ambienti o l’abitudine a frequentarli; può facilitare quindi in qualche maniera la nascita di una subcultura deviante. Il mercato illegale della droga è infatti strettamente collegato con la criminalità organizzata, con la cultura dell’illegalità e con la sottocultura criminale in genere.

ANTONIETTA PARMENTOLA


BIBLIOGRAFIA
DE CATALDO NEUBURGER L. (a cura di), Nel segno del minore. Psicologia e diritto nel nuovo processo minorile, Cedam Casa Editrice Dott. Antonio Dilani, Padova 1990.
DE LEO G., La devianza minorile. Metodi tradizionali e nuovi modelli di trattamento, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1995.
VITALE C., CIAGLIA A., CRISCITIELLO G., MURRO S., RECCHIA G., Minori educazione e giustizia, Edisud, Salerno, 1999.

1 commento:

Lie-to-me ha detto...

Un ragazziono ha voglia di essere adulto prima del tempo, e nel suo bagaglio di inesperienza lo renda inconsapevole dagli errori.... La società che è al di fuori commette il più grosso sbaglio, è di emarginarlo, e marchiarlo con l'infamia, così ritrovandosi le porte chiuse per usciredai propi errori e trovar un lavoro da imparare...
Il fatto non basta solo una cultura, basta guardar dai vip, ma una società che non crea barriere, con le differenze di classi... è un argomento molto complesso è lungo, ma non credo che c'è soluzione per arrestare queste problematiche...
Un saluto uno che è di passaggio Lucio