sabato 13 febbraio 2010

Corpi virtuali: fantasie erotiche e comunismo capitalista

Strumenti di condivisione come blog, forum e chat con la loro garanzia di anonimato e la possibilità per ognuno di creare decine di avatar/identità hanno stimolato la libido nascosta di ognuno, sfrenandone le inibizioni sociali. Poter entrare in contatto con la pelle (seppure virtuale) di migliaia di persone moltiplica la curiosità verso decine di partner potenziali, compagni di scoperta della propria identità erotica ora proiettata verso orizzonti prima inimmaginabili.
Il fantasma erotico ha un ruolo importante nella vita di coppia della specie umana, aiutando la creazione di legami di intimità e confidenza impensabili in una relazione puramente riproduttiva come è per molte specie animali ; normalmente il desiderio erotico ha una componente psichica legata allo sviluppo dell’individuo, e una componente sociale legata ai tabù/obblighi dell’Amore. I media hanno intuito la potenza suggestiva della fantasia erotica, usando ed abusando piccole perversioni e voglie diffuse per fini commerciali; quando i bikini e i balletti non richiamano più l’attenzione dei media, quanto il corpo o i corpi non bastano più a solleticare i propri consumatori, la soluzione è andare oltre. Ed oltre il sesso materiale c’è la fantasia: la fantasia erotica affonda le radici negli istinti della paleocorteccia ma è nella corteccia cerebrale che fiorisce, nell’elaborazione che il pensiero fa di un bisogno tutto sommato semplice. A pensarci bene, la fantasia erotica è superflua; superflua come sarebbe superfluo in un deserto rifiutarsi di bere se non da una bottiglia di design dell’acqua colorata facendo la verticale a testa in giù. Eppure, la creatività erotica ci accomuna tutti, colorando di infinite sfumature diverse la più antica delle mancanze: la mancanza dell’Altro, che altro non è se non la mancanza di Sé .
Sui manifesti liberty di inizio ‘900 signorine stilizzate ammiccavano voluttuose agli angoli dei cafè più spudorati; poi sono venute le pin-ups a fumetti degli anni ’50-’60 con le loro marche di sapone e le borchie di pelle puro stile on the road Harley Davidson; negli anni ’90 è Oliviero Toscani che osa un chi mi ama mi segua su un paio di hot – pants. E così via. Nulla di nuovo sotto il sole, in fondo l’iconografia erotica è vecchia come il mondo, vecchia come i graffiti di Pompei e le statue Indù, e le polemiche che scatena sanno di ipocrisia quando urlano allo scandalo e cassano con un è inaudito. Eppure noi tutti sentiamo distintamente un sapore diverso quando paragoniamo un manifesto liberty di inizio ‘900 con uno contemporaneo; la differenza non sta nella percentuale di corpo mostrata, seni gambe e torace sono da sempre gli stessi e da sempre sono sapientemente dosati per causare una precisa emozione in chi guarda. Il sapore diverso che percepiamo nella mente è dovuto al riconoscere sui manifesti di oggi le nostre fantasie, i nostri segreti. Al giorno d’oggi condividiamo tutto, la nostra musica su www.last.fm , i nostri video su www.youtube.com , le nostre foto su flickr.com, i nostri soldi su Zopa.com e così via ad libitum . Condividiamo in un regime da comunismo capitalista, in cui tutti devono far parte del gioco, devono apparire per essere. Ma quando vediamo su un manifesto pubblicitario o in tv le nostre fantasie più segrete, i sogni di cui spesso non confessiamo l’irruenza quasi violenta nemmeno a noi stessi, un sapore amaro ci sorprende ad osservare noi stessi attraverso lo specchio.


DARIO CAREGNATO

1 commento:

CONFEZIONI BOOTIS ha detto...

Ciao,vuoi fare uno scambio link?
Saluti
Giacomo