sabato 16 gennaio 2010

Lesbo-chic VS gay-choc

Le relazioni sociali di tutti i mammiferi sono determinate in forma primordiale dalla fisiologia della riproduzione
(ZUCKERMAN, 1999)



Perché gli amori lesbici sono considerati chic, mentre il solo termine gay crea fobie più o meno diffuse? Ancora oggi, dopo decenni di gay pride e proposte parlamentari su DICO PACS et similia, dire ad un uomo che è gay è contemporaneamente anche uno scherzo, un’offesa, una provocazione, una verifica. In linea puramente teorica la fobia dell’omosessualità dovrebbe godere di una sorta di principio di simmetria, se è vero che l’omosessualità spaventa solo perché ambigua e innaturale. Eppure, il lesbismo spaventa decisamente meno dell’amore tra maschi; addirittura nella nostra società l’amore saffico è visto sempre più come un plusvalore, quasi un rito di passaggio necessario per completare la propria sessualità.

Nella società capitalista occidentale del XXI secolo il mitema saffico è sicuramente più diffuso/accettato di quello gay; le relazioni lesbiche sembrano avere un’aura di morbidezza, dolcezza, ed eleganza inaccessibile agli uomini. In un certo senso è proprio la fisiologia della riproduzione ad influenzare la percezione/creazione di quelli che sono i tabù/desideri sessuali: gli amori tra donne rimangono per forza di cose liminali, confinati all’esterno di due corpi che si cercano senza potersi mai prendere, l’immaginario collettivo non è sconvolto da penetrazioni o lacerazioni di sorta. Possiamo parafrasare la Zuckermann e dire che lo sviluppo psichico di tutti i mammiferi è determinato in forma primordiale dalla fisiologia della riproduzione, ma il livello fisiologico è solo il primo, e in un certo senso il primitivo, tra i tanti fattori che caratterizzano il lesbismo e la sua percezione sociale; attualmente psicologia, neurologia, sociologia, statistica, si contendono la scoperta dell’eziologia omosessuale e la sua spiegazione (i più critici direbbero la sua cura). De facto, resta un fenomeno complesso, ed aperto a più spiegazioni; tra le tante, quella psicologica resta la più affascinante.

Già alla fine dell’800 Sigmund Freud affermava che la base della sessualità umana è bisessuale, iniziando ad intuire che l’identità di genere e quindi l’identità sessuale sono influenzate da forze psicosociali più che da cause genetiche. Le sue tesi inizialmente hanno scatenato polemiche limitate al solo mondo della psicologia; oggi persino la biologia inizia a rivalutare il ruolo degli ormoni maschili e femminili nello sviluppo del fenotipo individuale, aprendosi al dubbio della bisessualità latente. La psicologia cognitiva ha ampliato le intuizioni di Freud senza limitarsi allo studio delle nevrosi e dei traumi della psiche; come spiega lo psicologo dr. Baranello su Psyreview.org all’interno di una ricerca su “Fantasie erotiche omosessuali in donne eterosessuali” :


[…] sia uomini che donne, hanno iniziato il proprio sviluppo psicosessuale, nella maggior parte dei casi, nel rapporto con una figura femminile (la madre). Sia i maschi che le femmine sono stati allattati, nutriti tra le braccia di una figura femminile di accudimento almeno per la maggior parte del tempo. […] Possiamo dire che la quasi totalità dei soggetti di sesso femminile ha sviluppato i propri desideri sensuali/sessuali nel contatto con figure femminili così come normalmente e auspicalmente avviene.
Sappiamo infatti che il sistema motivazionale sessuale/sensuale è presente dalla nascita, essendo biologicamente fondato e che attraverso l'accudimento viene soddisfatto (ovviamente non in modo diretto). Sappiamo infatti che sia le zone erogene che l'identità sessuale si sviluppano all'interno di un contesto relazionale primario (genitori).
Quindi possiamo affermare che lo sviluppo psicosessuale di uomini e donne ha la stessa identica "matrice", il rapporto con una figura femminile.
Questo spiegherebbe fenomeni sociali ben osservabili. Una donna infatti ha meno difficoltà di un uomo (all'interno di questa cultura) a riscontrare la bellezza di un'altra donna e sopratttto di una parte del corpo di un'altra donna. E' facile infatti ascoltare frasi come "che bel sedere" o "che bel seno" detto da una donna nei confronti di un altro soggetto dello stesso sesso. […]


Appare ora ancora più chiaro perché la fisiologia della riproduzione incide in maniera innegabile sullo sviluppo dell’identità: il concepimento e la gestazione nel ventre della madre, la nutrizione al seno di quella stessa madre segnano un’identificazione che in un certo senso rompe la simmetria tra omosessualità maschile e femminile. Il legame con la madre è qualcosa di scritto in maniera primordiale dentro di noi, che cresce con noi senza soluzione di continuità dal momento in cui si forma il nostro primo filamento di DNA alla rottura della placenta; dal cordone ombelicale al seno ci nutriamo di una donna, siamo vivi dentro una donna. E per quanto non sia biologicamente, razionalmente vero, la nostra identità di genere e l’identità sessuale hanno con le categorie di maschile/femminile un rapporto simile a quello che la nostra identità sociale ha con le categorie di idem/ipse ; siamo uomini o donne perché vogliamo essere diversi o simili a nostro padre o nostra madre, o comunque alle istanze che ne prendono il posto nel caso di famiglie con genitori omosessuali . Sviluppiamo le nostre identità alternando dinamiche di emulazione e di differenziazione, con un’asimmetria di fondo dovuta alle ragioni biologiche di cui sopra.
Una teoria incompleta, le cui lacune però sono fertili e aperte. In particolare, ci aiuta a capire perché i maschi gay hanno di solito tante difficoltà a riconoscere la propria omosessualità o bisessualità (latente o meno), mentre le donne si dichiarano con meno problemi aperte ad esperienze saffiche se non apertamente lesbiche o bisessuali . Tali difficoltà individuali sono facilmente riscontrabili, amplificate, nelle tendenze ed idiosincrasie della società.
L’omosessualità scatena fobie che devono farci riflettere sulla nostra sessualità e sulla nostra cultura: Levi Strauss per primo ha mostrato come il tabù dell’incesto sia la regola prima, la regola delle regole, il divieto che dà senso al nostro vivere in comunità. Corollario del tabù dell’incesto è quello che potremmo chiamare il divieto del sesso immediato; il sesso è permesso (in un certo senso è coercitivamente permesso) se e solo se favorisce la riproduzione genetica e culturale della società. L’onanismo e l’omosessualità sono pericolosissime deviazioni da questa regola fondamentale.
Dentro di noi portiamo segni evidenti di questo divieto primordiale, non solo non concepiamo l’amore gay ma ne abbiamo paura, in un certo senso ne temiamo i risvolti sociali (mina l’ordine sociale della gerarchia dei padri) e quelli fisici. Mary Douglas in Purity and danger sostiene che le culture hanno maggiori difficoltà ad accettare quello che non possono ridurre in categorie ben distinte, come ad esempio lo stato di viscosità (intermedio tra il liquido ed il solido) o la pelle dei rospi (animali anfibi intermedi tra il mondo acquatico e terrestre che tipicamente scatenano forte ribrezzo). Probabilmente è vero anche per l’omosessualità, per sua natura ambigua e quindi anomala ; e però perché tanta differenza di trattamento nella nostra cultura per i gay e per le lesbiche?
In un’ottica dualista il femminile è legato all’idea del vuoto, dell’assenza e quindi dell’accoglienza; il maschile al pieno, all’eccesso, alla sporgenza. Ed è la selezione naturale che ha decretato tutto questo nel dare forma ai nostri organi genitali. Forse tra le tante cause della diffidenza sociale verso i rapporti gay c’è anche il fatto che paragonato ad un rapporto eterosessuale in cui un positivo e un negativo si compenetrano e si sommano azzerandosi, un rapporto omosessuale è anomalo. E però mentre un rapporto sessuale tra due uomini è un rapporto tra due positivi, è un rapporto che nell’immaginario collettivo genera un eccesso, un troppo pieno, un rapporto tra due donne invece è un rapporto tra due negativi, tra due mancanze. La conformazione degli organi genitali conferisce ai rapporti omosessuali un’aura diversa a seconda che si tratti di amori lesbici o gay, ed è più immediato bandire l’eccesso, il troppo, la hybris legati allo stereotipo del rapporto sessuale fra maschi.
Forse oltre che per motivi psico-antropologici gli amori saffici attraggono tanto uomini che donne nei loro fantasmi erotici proprio per la loro duplice mancanza, per quella somma di due vuoti che esaspera la mancanza di Sé, la mancanza dell’Altro . Non è un caso se il critico Francesco Poli per introdurre la mostra dell’artista Rivkah Hetherington Io canto il corpo elettrico afferma:
Le scene di intimità fra due ragazze, al di là dell'atmosfera erotica e sentimentale in cui sono immerse, appaiono emblematiche anche come immagini di una radicale ricerca dell'essenza femminile attraverso un coinvolgente e passionale rispecchiamento nell'uguale

Durante il periodo fascista in Italia, che in Fuori dalla Norma viene sagacemente definito come una declinazione particolare dell’ordine patriarcale, il tabù dell’incesto e dell’omosessualità diventò il pretesto per l’espressione di istanze violentissime di repressione razziale; proprio nell’iperbole della dittatura, che esaspera assolutizzandoli gli unici tratti che sceglie come propri e rifiuta qualsiasi differenza che oltrepassi i confini dell’identità nazionale, possiamo riconoscere l’assurdità di questa differenza di trattamento per gay e lesbiche. La fobia omosex nell’Italia di inizio ‘900 diventò la valvola di sfogo per le grida in difesa della razza, declinandosi in maniera curiosa tanto per gli uomini che per le donne; paradossalmente furono proprio le ansie di natalità e le paure di svirilizzazione della razza italica a rendere iper-visibili e perseguibili i gay di allora. Le donne lesbiche erano invece negate, invisibili, creando i presupposti per una nevrosi di massa sull’argomento. La coercizione verso l’eterosessualità obbligatoria di cui parlano le autrici di Fuori dalla Norma diventò in quegli anni la ragion d’essere di foto segnaletiche, raccolte di impronte digitali, segnalazioni/delazioni e tutti gli atti tipici della repressione poliziesca, nei confronti di un mondo sotterraneo che rischiava di mettere in crisi con i suoi costumi ambigui la razza, l’autarchia, l’orgoglio e in ultima analisi il seme italico. Questa digressione sul fascismo in Italia d’inizio secolo è per la nostra analisi un po’ come osservare un’immagine sulla superficie di un palloncino troppo gonfiato: ne esaspera i tratti, i difetti, le smagliature e le incongruenze. Eppure fino a pochissimi anni fa la fobia dell’omosessualità metteva i nostri nonni in pericolo se solo non amavano la boxe a sufficienza o non si truccavano con decenza; quegli stessi identici nonni che oggi durante il loro zapping pomeridiano assistono imperterriti in TV a pattern visivi sempre più espliciti, dove la coercizione all’eterosessualità obbligatoria a cui erano educati sta diventando quasi una coercizione all’ambiguità obbligatoria. E il lesbismo, con la carica erotica legata a baci e carezze saffiche, con la delicatezza legata a quei due vuoti che si ingannano con tanta sensualità, oggi somiglia sempre più a un fulcro; un fulcro che pian piano sta sollevando e cambiando un intero mondo.


DARIO CAREGANTO

1 commento:

Miss G. ha detto...

Io credo che la bisessualità sia in effetti qualcosa di presente in ognuno di noi. Più che latente la vedo "possibile". Credo che niente di quello che siamo (o quasi) sia così perchè altrimenti non poteva essere. Ogni nostra piccola esperienza, granello di vita, serve a formarci come identità, e questo è un principio, credo, fortemente antropologico.
Ho scritto un post nel mio Blog sulla Bifobia. Vi invito a leggere e commentare!
http://www.lalunedejour.blogspot.com
Grazie