sabato 16 gennaio 2010

ANIME PERSE E CORPI POSSEDUTI. GLI INDEMONIATI DI S. ANTONINO

LE FONTI
Questo studio è il resoconto di una ricerca ancora in corso, sulla possessione diabolica in Campania, nel XX secolo,ed ha come principale fonte scritta un manoscritto inedito, che si conserva nella parrocchia di S. Antonio: la cronaca degli esorcismi tenuti in quella chiesa dal 27 aprile del 1931 al 31 gennaio del959; e porta il titolo “ Raccolta delle grazie straordinarie ottenute per intercessione di S. Antonio ricopiate da me parroco Ludovico Maria Cutino da un manoscritto trovato nell’archivio di questa parrocchia dall’anno 1931. Completato dai fatti miracolosi avvenuti nella mia permanenza in questa parrocchia (dal) 23 marzo 1947.
Abbiamo confrontato e integrato la tradizione scritta coi ricordi della gente, soprattutto delle persone un tempo “possedute. Al racconto dei chierici-esorcisti, nel quale la vicenda della possessione è assorbita dentro lo schema mitico-religioso e rituale, subentra il racconto degli esorcizzati, e con esso ritorna, il vissuto ignorato della possessione, la base reale del disagio.

EZIOLOGIA DELLA POSSESSIONE
Alle origini della possessione c’è il disagio individuale prodotto dalle lacerazioni e dalle contraddizioni interne alla comunità e soprattutto ai nuclei familiari. Dal punto di vista emico il disturbo, sia fisico che psichico, si ritiene causato da un entità spirituale, spirito, anima o diavolo che sia.
Ne consegue che la cura del disturbo potrà essere fatta solo con l’aiuto di un’entità spirituale opposta a quella penetrata nel corpo, quindi di segno positivo( stregone buono, sciamano, sacerdote). L’entità spirituale prende possesso della persona e si sostituisce alla sua identità, causando disturbi di ordine prevalentemente psichico.
Nella versione cristiana questa concezione della malattia-possessione è adattata al principio monoteistico, e riceve la sua formazione già nella Bibbia, compresi i casi di possessione esorcizzati da Gesù. Secondo la concezione cristiana, le cosiddette malattie di carattere nervoso, come l’isteria, le forme non irreversibile di alienazione mentale sono il risultato dell’intervento del diavolo, e poiché il diavolo è il male assoluto, la forza opposta e superiore in grado di sconfiggerlo non può essere che il sommo bene, Dio. Dunque la cura è di competenza del ministro di Dio, e non del medico. La cura è la preghiera e l’esorcismo.
Nelle carte della parrocchia di S. Antonino si parla di “possessione delle anime perse”. La maggior parte degli indemoniati di Campagna si sono dichiarati invasi dallo spirito di persone finite di morte violente e innaturale, uccise o perite in incidenti e disgrazie, i suicidi o i morti nei passaggi di status. Insomma quelli della “ala morte”.
L’eziologia del male è spiegata chiamando in causa le forze soprannaturali, che intervengono di loro iniziativa o in seguito a un maleficio.
Il contatto con il mondo degli spiriti produce un trauma emozionale e fisico, che è causa dello stato confusionale con la conseguente perdita del controllo e l’indebolimento delle difese della persona, che diventa facilmente aggredibile: miticamente l’anima si distacca dal corpo e gli spiriti se ne impadroniscono, la “malattia” è l’effetto del rifiuto del soggetto di accettare la possessione, e del disordine provocato dall’invasione.

ANALISI DEL RITO ESORCISTICO
Il primo momento è costituito dall’evocazione della “ parte maledetta” di sé ed entra in conflitto con il senso morale e la coscienza che la rifiutano: la possessione si costituisce come un’esperienza dolorosa, e porta i sintomi “ della malattia” di tipo isterico e delirante.
L’esorcismo non aspira a bloccare questi sintomi, ma a farli esplodere. E’ il momento della deflagrazione, che produce il deflusso verso l’esterno dell’energia psichica prodotta dall’accumulo di eccitazioni e tensioni.
Questa sorta di shock terapeutico è al tempo stesso inserito in un complesso dispositivo culturale che favorisce l’identificazione del “malato” con il demonio; il rito deve fare in modo che egli si creda tale fino in fondo e ne riproduca alla perfezione i comportamenti aberranti,la parte della persona che emerge è definitivamente riprovata e colpevolizzata. Se all’origine della possessione c’è il disagio che nasce dal conflitto familiare e sociale, l’esorcismo cristiano ha elaborato gli strumenti culturali per dare di esso una lettura in chiave mitico-religioso e prospettare una soluzione attraverso il rito: il disagio viene trasposto in dramma religioso, diventa lotta tra il bene e male, il Diavolo e Dio, attraverso il suo rappresentante terreno, il prete. L’integrazione nel corpo sociale avviene attraverso la mediazione dell’integrazione religiosa, il posseduto ritorna in seno alla Chiesa che ha sconfitto il demonio ed è accolto, guarito nella società.

LA PERCEZIONE ODIERNA DELLA MALATTIA
Dal momento in cui la possessione è divenuta appannaggio pressochè esclusivo dei ceti svantaggiati , l’atteggiamento della gente nei confronti di essa è diventato ambivalente: da un lato essa è percepita come malattia anomala, aggravata dalla sovrapposizione di una pratica superstiziosa e barbarica, e confusa con le “ vergogne” che si cercano di nascondere e seppellire tra i segreti familiari; dall’altro, essa è avvertita come un’esperienza religiosa che dà un senso sacro alla sofferenza, cancella la vergogna e conferisce onore alle persone che in essa sono coinvolte. La preoccupazione soprattutto femminile degli ammalati di ottenere il riconoscimento dello status di posseduti graziati è dettata soprattutto dal loro timore di essere bollati come infermi di mente nella loro comunità di appartenenza. Il posseduto è l’eletto, il cui corpo diventa il luogo di una sacra rappresentazione drammatica, colui che è stato messo alla prova da Dio. I posseduti maschi sono minoritari.

Chiara Marcari
Domenico Scafoglio e Simona De Luna

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