mercoledì 9 dicembre 2009

FIGLIO UNICO FORTUNA O DISASTRO?

Esistono due situazioni tipo di rapporto tra fratelli: da una parte quelli che a malapena si sopportano, dall’altra quelli a cui bastano sguardi e mezze parole per capirsi. A questo punto, allora, è lecito porci una domanda: l’essere figlio unico è da considerarsi una fortuna o una sventura? La prima cosa che ci viene in mente è questa: niente fratelli e niente sorelle? Che pacchia! Nessuno con cui litigare, nessun rivale con cui lottare per ottenere l’attenzione e l’amore di mamma e papà (il che è una grande fonte di serenità interiore!), nessuno con cui condividere la stanza. Anche dal punto di vista economico i vantaggi non si contano: paghette generose, regali a non finire, nessun turno per acquistare vestiti o scarpe nuove. Insomma, pare proprio che il figlio unico sia un privilegiato e che il crescere soli sia un “dono” di Dio! Ma, a guardar bene, non è tutto rose e fiori. Ed anche i “ supercocchi” dei genitori hanno le loro difficoltà da superare. Il primo ostacolo è rappresentato dai pregiudizi della gente: il fatto di essere figli unici spesso viene quasi rimproverato dagli altri perché un vecchio luogo comune li etichetta come viziati, egoisti, poco socievoli, prepotenti. Certo, la convivenza solo con mamma e papà li ha privati fin dall’infanzia di alcune esperienze emotive, di scambio e di condivisione con altri giovani e, quindi, in alcuni casi capita si comportino in modo poco sensibile alle esigenze degli altri. Ma questo non ci autorizza a generalizzare né a qualificare negativamente tutta la categoria dei figli unici. Nemmeno il rapporto con i genitori è così facile come sembra. Quelli più ansiosi e apprensivi, non essendo distratti da altri figli, possono, infatti, dimostrarsi soffocanti o invadenti, eccedendo in premure, raccomandazioni, ansie e timori. Può anche accadere che nutrano troppe aspettative sul figlio, facendogli sentire il peso di un’eccessiva responsabilità. Un atteggiamento, questo, assolutamente da evitare. Auspicabile, al contrario, che i genitori non incombano su di lui né pretendano troppo da lui. Non gli diano, insomma, l’idea che si è puntato tutto su di lui perché questo lo renderebbe infelice o insicuro: farebbe di tutto per rispondere alle aspettative ma avrebbe la sensazione di non vivere pienamente la sua vita. Altro inconveniente dello stato di figlio unico è che la mancanza di fratelli o sorelle se da un lato evita liti, provocazioni o dispetti, dall’altro priva della possibilità di trovarsi un alleato nel caso si creino conflitti con i genitori, così come priva dell’esperienza di quella complicità e di quella tenerezza che l’amore fraterno, il più nobile e appagante degli affetti, comporta. Non avere fratelli o sorelle, dunque, può essere motivo di insoddisfazione e di solitudine.
Una volta analizzata la situazione nel dettaglio, immaginiamo di porre su una bilancia i pro e i contro della condizione di figlio unico: a pesare di più sarebbe di sicuro il piatto degli svantaggi. La conclusione, quindi, non può che essere questa: perché privare un figlio della possibilità di incontrarsi, di discutere, di scontrarsi, anche, con un fratello, in una dialettica fondamentale che metta al riparo da solitudini e da paure che fanno da cattive compagnie per tutta la vita? Perché privarlo della felicità che è garantita a chi divide gli anni della propria esistenza con uno o più fratelli? Non ci scordiamo mai che ne va della qualità della vita!

ANTONIETTA PARMENTOLA

BIBLIOGRAFIA
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SATIR V., Psicodinamica e psicoterapia del nucleo familiare, Armando Editore, Roma 1993.

1 commento:

Miss G. ha detto...

Sono figlia unica e condivido pianamente, i figli unici sono svantaggiati nell'apprendimento dei rapporti inter-personali tra simili.

http://www.lalunedejour.blogspot.com