martedì 10 novembre 2009

I DIVERSI APPROCCI DELLA PSICOTERAPIA FAMILARE

Nonostante il paradigma portante sia sempre quello che propone lo spostamento dell’attenzione dal comportamento patologico del singolo alla logica dei rapporti interpersonali che questi sperimenta, la psicoterapia familiare si dirama in due grandi filoni teorico-applicativi, ognuno dei quali ha sviluppato impostazioni interpretative e metodiche d’intervento sue proprie.
Il primo è ad impostazione psicoanalitica e nasce dal contributo della cosiddetta scuola di Filadelfia che riunisce alcuni studiosi americani facenti capo al Centro per la Terapia della Famiglia dell’Eastern Pennsylvania Psychiatric Institute (Boszormenyi-Nagy, J. L. Framo, M. Bowen, L. C. Wynne, C. A. Whitaker, H. F. Searles). Il tipo di terapia che da esso scaturisce si propone di ottenere profondi mutamenti ricostruttivi tanto nel gruppo familiare che nei suoi singoli componenti lavorando sulle inconsce distorsioni di traslazione che è possibile si presentino fra di loro. Perché, come sottolinea Boszormenyi-Nagy, «Una prolungata e intensa terapia della famiglia intera porta i singoli membri a risolvere anche le distorsioni di traslazione che si verificano tra di loro e non solo quelle che si verificano con l’analista». Nel raccontare e perfino nel vivere i loro rapporti, i soggetti attuano difensivamente censure, modificazioni, deformazioni. La terapia vuole azzerare tali difese e permettere alla famiglia di rendere esplicito ciò che è sempre stato mantenuto sottinteso nella relazione interpersonale. Di esprimere sentimenti manifestati precedentemente soltanto in modo indiretto o simbolico. Di facilitare, insomma, lo scambio emotivo.
Il secondo filone riguarda l’approccio relazionale-sistemico. Sviluppato anch’esso da studiosi statunitensi, comunemente identificati nel cosiddetto gruppo di Palo Alto (G. Bateson, D. Jackson, V. Satir, P. Watzlawick, J. Haley, J. Weakland, J. Beavin, C. Sluzki, D. Ransom), tale approccio intende individuare e modificare le distorsioni comunicative esistenti nella famiglia patologica intesa come sistema; un sistema sostenuto da esclusive regole di funzionamento e in cui ogni membro assume un ruolo particolare, invia e riceve delle comunicazioni, agisce determinati comportamenti anziché altri. La terapia che ne consegue si rivolge ad eliminare quel comportamento che viene presentato dalla famiglia come problematico; pertanto non si occupa di modificare la struttura o l’organizzazione della famiglia bensì di individuare il meccanismo comunicativo che mantiene il sintomo e di elaborare la strategia specifica (da qui la denominazione di terapia relazione-strategica, oltre che sistemica) per interromperlo.
La terapia relazionale strategica della Scuola di Palo Alto rappresenta il risultato delle prime ricerche in ambito familiare. Gli sviluppi successivi hanno condotto all’elaborazione di nuovi postulati teorici e nuove tecniche applicative che possiamo sinteticamente ricondurre a tre filoni: l’approccio strutturale (Scuola di New York: Minuchin, Fishman), l’approccio organizzazionale (Haley) e quello sistemico (Scuola di Milano: Selvini Palazzoli, Boscolo, Cecchin). Sia l’orientamento strutturale che quello organizzazionale identificano come momento induttore della patologia la confusione fra i ruoli e i sottosistemi familiari (coppia maritale, coppia genitoriale, insieme dei figli organizzati gerarchicamente per età e sesso) e la perdita dei confini intergenerazionali. Il primo, però, prende in considerazione e mira a cambiare la struttura dell’intera famiglia, attraverso la costruzione in seduta di esperienze relazionali alternative; nel secondo, invece, è l’organizzazione della gerarchia familiare a rappresentare l’obiettivo dell’intervento. Nell’orientamento sistemico sviluppato dalla Scuola di Milano, infine, il lavoro terapeutico si snoda attraverso tutta una serie di “mosse” che mirano a scoprire, all’insaputa della famiglia, le modalità comunicative patologiche e ad utilizzarle, attraverso prescrizioni paradossali (prescrizione del sintomo, prescrizione dei rituali, spostamento del ruolo di malato su altri componenti, ecc) per ottenere il cambiamento.


ANTONIETTA PARMENTOLA


BIBLIOGRAFIA

BOSZORMENYI-NAGI I., ZUK G.H., La famiglia: patologia e terapia, Armando Editore, Roma 1970.
BOSZORMENYI-NAGI I., FRAMO J. L., (a cura di), Psicoterapia intensiva della famiglia, Boringhieri, Torino 1969.
HALEY J., La terapia del problem-solving. Nuove strategie per una terapia familiare efficace, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1992.
HALEY J., HOFFMAN L., Tecniche di terapia della famiglia, Astrolabio, Roma 1992.
HALEY J., Terapie non comuni. Tecniche ipnotiche e terapia della famiglia, Astrolabio,

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