martedì 1 settembre 2009

ORGE

Nell'amore di gruppo c'è il vantaggio che uno, se vuole, può dormire
Woody Allen
L’orgia è la fantasia erotica per eccellenza; mito negativo per alcuni, che si dichiarano contrari a pensieri così impuri (o così puramente animali). Mito positivo per altri, che la vedono come una possibilità di abbandono totale.
Ma l’orgia oltre ad essere un mito è stata fin dall’antichità classica un rito: cerimonia propiziatoria del culto di Orfeo-Dioniso, momento di rivelazione della verità nella frenesia infusa dalla divinità. Le sacerdotesse di questi riti erano le Baccanti-Menadi, spesso raffigurate seminude, invase dal furore divino ed associate nell’immaginario proprio all’eccesso e alla follia. Orgia come esperienza estatica di annullamento delle barriere psicosociali, terreno liminale di superamento dei confini del lecito, del concesso. Orgia quindi come rito che va oltre il sesso di gruppo, con elementi di esoterismo, spiritualità, filosofia. Se il raggiungimento della verità è normalmente connesso all’ascesi e al rifiuto delle passioni terrene, il rituale orgiastico era un mezzo alternativo di accesso all’Essere.
Orgia eterosessuale, omosessuale, scambio di coppia, bukkake, BDSM, l’orgia è l’orizzonte dell’Eros nel senso che vi si confondono tutti i desideri, è un melting pot di corpi, gusti, fantasie, paure, eccessi, pelle. È l’orizzonte nel senso che è il punto più lontano e in un certo qual modo irraggiungibile/irrealizzabile; è l’orizzonte perché è il confine estremo dell’Eros, dogana cangiante verso altri territori.
. L’immaginario dei giovani distingue sempre meno tra divertimento e sessualità, immagini come questa testimoniano cambiamenti profondi dell’idea stessa di socializzazione all’interno del gruppo da parte dei suoi componenti più sensibili.

Centinaia, migliaia di corpi più o meno nudi che passano intere notti a sfrenarsi bevendo alcoolici, sudando al ritmo di musiche compulsive, e sperando di incontrare partner più o meno sessuali. Non è la descrizione di una qualche immensa orgia pagana di duemila anni fa, ma una banalissima visione di un party in discoteca dei giorni nostri. La socializzazione coreutica è una modalità di incontro e scoperta del sé e della seduzione ben nota ed accettata, dai valzer ottocenteschi alle quadriglie più disparate, dai madrigali ai minuetti; le traiettorie e gli scambi della danza sono da sempre una splendida metafora della messa in gioco degli individui in società. Eppure, la danza nelle discoteche moderne sembra più che altro un pretesto per partecipare ad un enorme rito collettivo, il modo di ballare delle persone ha più a che fare con lo scuotersi di un enorme corpo sociale che con l’individuarsi tra la folla di tanti esseri umani. Le minigonne ed i vestitini cortissimi che scoprano più di quanto non coprano, i profumi, le acconciature, le autoreggenti ed i pettorali in bella mostra, la voglia di toccarsi, urtarsi, eccitarsi che si scatenano durante un party in discoteca, è tutto un nuovo linguaggio erotico che si sta scoprendo ed affermando. Un linguaggio che proprio nel suo essere esibizionismo attinge inevitabilmente a mitemi più o meno orgiastici, nel suo mettere in scena una seduzione volutamente pubblica e sempre meno intima.
Quando parliamo di party sex non ci riferiamo ad orge o festini a scopo dichiaratamente sessuale; parliamo di feste normali, di normalissime serate mondane in discoteca o in locali privati che però in un certo senso sono rese possibili proprio dal mitema orgiastico. L’idea stessa di divertirsi in pubblico, di partecipare a feste con quanta più gente possibile, di sfrenarsi e perdere la testa è potentemente erotica, travolgente nel dare ad ognuno l’opportunità di sedurre e lasciarsi sedurre nella folla. Sicuramente l’idea di divertimento moderna è lontana dai valzer dell’epoca vittoriana, l’eros è ormai dichiaratamente una pulsione sociale, un bisogno di riconoscimento più che di conoscimento. In questo senso possiamo usare come fossero le nostre ascisse ed ordinate i termini di Michel Foucault e Marc Augè ed affermare che la discoteca è contemporaneamente un’eterotopia ed un non-luogo; è un’eterotopia nel senso che è un luogo di incontro, di scoperta dell’altro e degli infiniti altri come lo sono il lettone dei genitori da bambini o i porti delle grandi città marittime. Ma è un non luogo perché è un posto dove annullare la propria identità, od almeno dove la si può diluire in un corpo più grande di noi, un corpo fatto di migliaia di corpi che si muovono all’unisono, con una cinestesia semplice e ritualizzata. Il contrasto tra i due termini è stridente, quasi schizofrenico; ma è necessario per rendere a parole il senso di divertimento compulsivo e frenesia che brucia nelle vene del divertimento moderno.

Dario Caregnato

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