martedì 1 settembre 2009

IMBARAZZO E ORGANIZZAZIONE SOCIALE

E’ possibile riconoscere situazioni di estremo imbarazzo negli altri e persino in se stessi attraverso sintomi obiettivi di disturbo emotivo: arrossire, balbettare, parlare con un tono di voce differente dal solito, sudare, impallidire, battere le ciglia, avere tremito alle mani, essere distratti, dire papere.
Vi sono anche sintomi di tipo soggettivo: costrizione del diaframma, perdita dell’equilibrio, il rendersi conto di stare facendo gesti sforzati e non naturali, una sensazione di stordimento, la bocca secca e una tensione dei muscoli.
Chi diviene spesso imbarazzato in presenza di altri viene considerato sofferente di un senso di inferiorità stupido e ingiustificato e bisognoso di cure.

Un incontro sociale è una occasione di interazione faccia-a-faccia che inizia quando i soggetti si accorgono di essere entrati alla presenza immediata di altri e che finisce quando essi si rendono conto di essersi ritirati da questa situazione di partecipazione reciproca. Gli incontri differiscono fra di loro in maniera notevole a seconda del fine, della funzione sociale, del tipo e del numero delle persone presenti, dell’ambiente, ecc.
Quando un soggetto si trova in una situazione che dovrebbe farlo arrossire, gli altri presenti generalmente arrossiranno con lui e per lui.
Alcune occasioni di imbarazzo sembrano avere un carattere acuto, quasi da orgasmo, che dura solo per un breve istante. D’altro canto ve ne sono altre che si mantengono allo stesso livello per tutto l’incontro.
L’imbarazzo acuto può essere molto violento, mentre quello prolungato è generalmente più tenue in quanto causa soltanto uno stato di agitazione a mala pena apparente.
In ogni caso, un soggetto che è completamente preda dell’agitazione è tale da non potere per il momento utilizzare le sue risorse fisiche ed intellettuali per lo svolgimento del compito che egli deve affrontare.
Quando si ha il verificarsi di uno stato di disagio, inevitabilmente il soggetto agitato farà qualche sforzo per tener nascosto il proprio stato agli altri presenti. Il sorrisino fisso, la risatina nervosa, le mani sempre in moto, sono divenuti notissimi segni del fatto che si sta tentando di nascondere l’imbarazzo.
Dal momento che al soggetto non piace sentirsi o apparire imbarazzato, le persone di tatto cercheranno di porlo in questa posizione. Inoltre potranno cercare di non lasciar trapelare che si sono accorti del suo stato impiegando gli stessi gesti di copertura che il soggetto sta usando. Così essi riescono a salvargli la faccia, a proteggere i suoi sentimenti e a rendergli più facile il ritrovare la compostezza.
Sembra che esista un punto critico oltre il quale l’individuo agitato rinuncia a cercare di tener nascosto il proprio sconcerto: egli si mette a piangere o ha un parossismo di risate, può avere una crisi isterica, cadere in uno stato di rabbia cieca, svenire, lanciarsi verso l’uscita più vicina o paralizzarsi. A questo punto è molto difficile ritrovare la compostezza.
Con ogni probabilità ogni soggetto sa bene che certe particolari situazioni lo mettono in imbarazzo, quindi cercherà sempre di evitarle.

Generalmente un soggetto manifesta una condizione di disagio quando sente che il suo sé è stato minacciato.
L’imbarazzo appare essere contagioso, diffondendosi, una volta che ha avuto inizio, in cerchi di disagio sempre più larghi.
Esiste poi una ulteriore complicazione. Spesso, nella vita di ogni giorno si verificano occasioni di imbarazzo quando il sé che si proietta è in qualche modo messo a confronto con un altro che non risulta essere compatibile al primo.

Si da per scontato che l’imbarazzo sia una componente normale della vita sociale di ogni giorno. Generalmente esso si manifesta in quelle occasioni dove soggetti appartenenti a status differenti o soggetti che non sono del tutto in confidenza tra loro, devono restare per un certo periodo troppo vicini l’uno all’altro per ignorare la possibilità di scambiare quattro chiacchiere. L’esempio classico quello dell’ascensore.


Tratto da “Il rituale dell’interazione” di E. Goffman

Giuseppe Caruso
wambaleroe@libero.it

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