domenica 1 marzo 2009

DONNA DOMINANTE

L’ordine familiare economico borghese si fonda da allora su tre fondamenti: l’autorità del marito, la subordinazione delle donne, la dipendenza dei figli. Ma concedendo alla madre e alla maternità un posto importante, si procurano i mezzi per controllare, nell’immaginario della società, ciò che rischia di sfociare in una pericolosa irruzione del femminile, cioè nella potenza di una sessualità giudicata tanto più selvaggia o devastatrice quanto più non è saldata alla funzione materna.
La donna deve essere prima di tutto una madre affinché il corpo sociale sia in grado di resistere alla tirannia di un piacere femminile capace, si pensa, di cancellare le differenze dei sessi.


ELIZABETH ROUDINESCO



Aristotele nella Metafisica afferma che l’uomo è l'essere che genera in un altro e la donna l'essere che genera in se stessa; la donna per il filosofo greco è una sorta di maschio menomato, che aspira a somigliare all’uomo come il brutto aspira al bello. Ancora oggi chiamiamo le donne l’altra metà del cielo. In un modo di dire così popolare risuona ancora l’eco del pensiero Aristotelico: donne viste come una presenza irrinunciabile della nostra vita, ma di cui è meglio concepire un’ontologia in absentia rispetto agli uomini. Non sono una metà qualsiasi del cielo, ma sono l’altra: la scelta lessicale è più che sufficiente per darci l’impressione che si tratta di una metà di cielo che però ha senso solo grazie alla prima, quella che invece non si nomina mai e proprio dandosi per scontata afferma le proprie pretese.
Solo recentemente la donna sta conquistando il proprio posto nella società, grazie soprattutto alla presa di coscienza femminista di inizio ‘900. Per anni la nostra tradizione di pensiero ha affermato che la donna è (deve essere) succube del suo uomo, e l’ha educata fin da piccola ad obbedire alla sua legge, alla sua volontà e quindi al suo piacere. La donna che imitando Andromaca pretende di stare sopra, a letto e in società, viene vista per secoli come una minaccia che rischia di sfumare tanto l’efficacia del tabù dell’incesto tanto la potenza virile. Alcuni spiegano questo rifiuto collettivo di quella che in fondo è solo una variante del kamasutra umano con la paura che si aveva un tempo di disperdere il seme durante la copula, visto che ergendosi in verticale il bacino femminile asseconda la forza di gravità e facilita la fuoriuscita del liquido seminale. In realtà, è il piacere femminile stesso che da millenni ci ostiniamo a rifiutare e concepire per continuare a rendere possibile il dominio maschile.
Il XX secolo ha visto progressi enormi in questo campo, dalla contraccezione agli studi sulla morfologia genitale delle donne, dai moti del ’68 alle azioni femministe. La sessualità è stata sdoganata e portata nella vita di tutti i giorni. E se prima non era immaginabile un manifesto pubblicitario con una donna dominante, tanto che nell’immaginario di inizio secolo persino fumare era un vizio/simbolo fallico riservato agli uomini e le uniche donne a fumare erano donne di malaffare, oggi sono sempre di più le immagini (anche pubblicitarie) di donne che non solo fumano ma lavorano, godono, passeggiano da sole e si azzardano a attorniarsi di più uomini. La donna dominante è vietata, è un sogno proibito; e per il più banale dei meccanismi psicologici umani proprio perché proibito è un sogno fantastico, erotico, desiderabile.
In buona parte degli organismi viventi la selezione naturale ha differenziato la corporatura tra esemplari maschi e femmine, accentuando nei primi i caratteri legati alla forza fisica (robustezza, dimensione ossea/muscolare etc); tra esseri umani in particolare si parla di sesso debole per riferirsi alle donne, con una scelta lessicale che ricorda la discriminazione sottile della costruzione l’altra metà del cielo. Sesso debole sicuramente paragonato al sesso forte degli uomini, ma anche e soprattutto sesso debole perché è un sesso anatomicamente molle e socialmente poco rilevante. La donna nell’immaginario collettivo viene definita spesso una preda, da ghermire ed esibire.
donne il cui corpo ci avvisa che non siamo in presenza di una Venere, come un’estasi visiva frettolosa potrebbe farci credere. Quell’ossatura agile (non fragile…), lo sguardo e le dita delle mani in atteggiamento felino, le rendono simili a Diana (più precisamente ad Ecate), l’istanza greca della bellezza vergine, dominatrice, indomita. Modelle pericolose, che esibiscono il loro uomo in atteggiamento di abbandono completo, lo schienano sul pavimento come farebbe una predatrice più che una madre o un’amante.
Oggi i costumi delle élites si stanno adeguando, e le signore per bene sono spudorate, sfrontate, aggressive. O almeno, hanno il diritto di esserlo senza paura di essere giudicate più di tanto, sapendo che al massimo susciteranno ammirazione ed invidia per i traguardi che hanno raggiunto.

Un tempo la posizione di Andromaca veniva chiamata il mondo alla rovescia: la paura della femmina sopra è un po’ come la fobia della vagina dentata, timore diffuso in molte culture dalle popolazioni più remote alle tele di Picasso, secondo cui alcune donne avrebbero dei denti nella vagina capaci di inghiottire il pene dell’uomo e masticarlo, divorarlo, tranciarlo. Una fobia a metà tra il mito e la leggenda, nella cui eco risuonano fobie e timori tipicamente umani: donne chiamate sesso debole, ma temute come fossero mantidi religiose. Desiderate del resto proprio in quanto mantidi religiose.
Far l’amore nella posizione di Andromaca è stato per secoli un peccato simile all’onanismo, offesa a Dio stesso nell’anteporre il proprio piacere al bisogno di procreazione. Chi ammetteva di praticare sesso s-frenando la propria donna rischiava quasi la condanna per stregoneria. Oggi invece urliamo sui manifesti il desiderio di donne dominanti e iniziamo ad accettare che non si tratti di un fenomeno di emancipazione limitato solo alle nostre alcove.


DARIO CAREGNATO

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