domenica 1 febbraio 2009

MAMMA TI ODIO...NON E' VERO TI AMO

La corsa all’indipendenza che prende le mosse già nei primi anni di vita, subisce una forte accelerazione all’imbocco dell’ “autostrada dell’adolescenza”. Durante il tragitto ogni mamma si ritrova a fare i conti con un’improvvisa considerazione: «Mio figlio sta crescendo ormai. Non è più un bambino». E, di fronte a tale innegabile evidenza, gioia e paura si mescolano in lei. La soddisfa constatare che oggi spunta un bell’alberello dal suolo ove anni fa piantò il suo seme. Ma teme, al contempo, di non essere più in grado di ripararlo da tutti i venti; di non potersi più frapporre tra lui e il mondo per proteggerlo dai pericoli della vita; di non essergli più indispensabile adesso che è diventata… inutile e “vecchia”! Anzi, diciamo pure che è il figlio stesso a reclamare “l’uscita dal guscio” ed a rinnegare lo “scudo” materno! Non ne vuole più sapere di attenzioni e pareri non richiesti. Non vuole più avere bisogno di lei e per questo si sforza di apparire adulto, libero, autosufficiente. Ogni sua proposta di aiuto gli sembra un insulto alla privacy! Se si preoccupa per lui, si lamenta che lo coccola ancora come un bambino. Se gli dà un consiglio lo interpreta come un ordine: «Non intrometterti nelle mie cose. Sono grande finalmente e posso fare di testa mia!». A tutte le sue richieste risponde con un “no” categorico. Mette in discussione ogni suo pensiero o azione e rifiuta stili di vita, abitudini e regole che ritiene ella gli imponga. Come una specie di rivoluzione per dimostrarle la sua individualità e unicità. Certo, le insicurezze ci sono ed eccome! Perché crescere vuol dire cambiare. E cambiare fa paura. Ma è pure fonte di curiosità e stimolo ed apporta, pertanto, una gioiosa aspettativa per le novità e le scoperte di ogni giorno. Insomma, il bene più prezioso per lui, in questo momento, è l’autonomia e chiunque vi interferisca (compresa la mamma!) è vissuto come un nemico. Anche se (e può sembrare un paradosso!) alla fine è sempre il primo a proporre una tregua! Vediamo cosa pensa Anna Freud a riguardo: «E’ normale che un adolescente si comporti in modo incoerente e imprevedibile; (…) che senta amore e odio per i genitori; che si vergogni da morire di riconoscere l’autorità della madre di fronte agli altri e poi, improvvisamente, senta il bisogno di confidarsi con lei. (…) Queste continue fluttuazioni (…) stanno ad indicare che (…) l’io si trova in continua fase di sperimentazione» (A. Freud, Adolescence, in the “Psychoanalytic study of the Child”, New York, 1958).
Forse non ne è del tutto consapevole, ma nel profondo del suo cuore egli avverte ancora l’esigenza di sentirsi “appiccicato” al “famigerato” nemico. Solo che vorrebbe usasse un po’ meno colla! Per trovare una dimensione personale. Tutto qui! Gli piacerebbe riconoscesse il suo desiderio di solitudine, accettasse il suo malcontento, tollerasse la sua inquietudine. Si rivolgesse a lui come ad un giovane adulto e non come ad un “bambinetto”. Condividesse i suoi stati d’animo, le sue emozioni senza rimanere, comunque, troppo coinvolta. Gli offrisse i suoi consigli ma solo quando è interpellata! Vegliasse su di lui tenendosi in disparte e non in modo troppo assillante. Rispettasse le sue scelte, i suoi gusti, la sua personalità senza fare prediche né sputare sentenze. Desidererebbe, insomma, una mamma che non rinunciasse al suo ruolo bensì si impegnasse a rinnovarlo. Allora sì che sarebbe proprio una mamma… su misura!

ANTONIETTA PARMENTOLA



BIBLIOGRAFIA

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