domenica 1 febbraio 2009

EROS

Amore è un demone possente
che sta tra i mortali e gli immortali
PLATONE (CONVITO, 202 D.)


La lingua araba ha più di novanta parole per chiamare Allah, ma ne possiede almeno cento per indicare Amore .
Nella cultura Occidentale il termine erotismo richiama immediatamente alla memoria Eros, il nome di una delle divinità più antiche del pantheon greco. Ma prima ancora di essere un dio, Eros era presso i Greci l’energia che scuote e permea tutto l’Universo: chiamavano infatti ἔρως la forza vitale che si manifestava intorno a loro nel ronzio delle api come in quello degli amanti. Quando ancora non aveva la forma del messaggero di Venere con il suo arco temibile, Eros era in un certo senso il nome segreto dell’oscillare continuo del mondo tra cosmos e kaos. Era il tafano che punzecchiava la pelle di uomini e dei istigandola alla seduzione, all’amore, magari al ratto: fastidioso, assordante, inevitabile.
Troppi sono i modi che l’eros ha di manifestarsi, e la maggior parti di essi non ha nome se non nel cuore e nella memoria di ogni essere umano. Eros è di volta in volta desiderio, pulsione, amore, sensualità, sesso, sentimento: variegate epifanie di un Dio primordiale e tremendo. L’erotismo è un terreno troppo ampio da delineare, impossibile da esaurire. L’erotismo è la forza vitale che da millenni in silenzio, censurata ed innominata, smuove il sapere stesso, la filosofia: l’amore per la conoscenza. Conoscenza che è puro desiderio di verità ed insieme pura ignoranza. Pòros (Abbondanza) e Penìa (Povertà) sono non a caso i genitori che Platone nel suo Simposio attribuisce ad Eros .
Questo demone dispettoso ed inafferrabile trova nella pubblicità e nella società dei consumi nuove sfumature di senso, nuovi terreni di conquista; e forse, in un certo senso, trova (troverà?) la sua morte.


Dall’eros strutturale all’eros edonista

L'atto del coito e le membra a quello adoperate, son di tanta bruttura che, se non fusse la bellezza de' volti e li ornamenti delli opranti e la sfrenata disposizione, la natura perderebbe la spezie umana
LEONARDO DA VINCI
Da un punto di vista puramente biologico l’Amore ed il sesso sono una potentissima risposta evolutiva della selezione naturale ai rischi della vita sulla Terra. La differenza principale tra la riproduzione sessuata e quella asessuata è infatti nella quantità di piccolissime modifiche al codice genetico che vengono introdotte ad ogni generazione nel momento in cui due gameti si uniscono per creare un nuovo individuo. Negli esseri viventi più semplici invece la riproduzione avviene con procedimenti che semplificando potremmo chiamare di clonazione: ogni essere crea delle repliche perfette di se stesso, i figli sono in tutto e per tutto identici ai genitori . La mutazione genetica, che è la chiave di ogni adattamento a cambiamenti climatici territoriali etc etc, rimane frutto del caso o dell’intervento di agenti mutageni esterni come le radiazioni.
Invece gli esseri viventi che si riproducono in maniera sessuata si affidano ad un procedimento più complesso: ognuno dei due genitori necessari durante l’accoppiamento contribuisce solo a metà del patrimonio genetico del futuro figlio, che in un certo senso è quindi la sommatoria dei due genitori e non la loro diretta emanazione come nel caso dei batteri o degli organismi monocellulari. Per di più, durante le fasi della riproduzione sessuata in cui il patrimonio genetico dei due genitori si somma avvengono una serie di mutazioni casuali tra i cromosomi, come ad aumentare la differenza e l’individualità di quello che non può essere più considerato soltanto una riproduzione dei genitori ma è un essere vivente a se stante con caratteristiche genotipiche e fenotipiche proprie. Tale differenza, tale casualità, rende le specie dotate di riproduzione sessuata estremamente versatili ed insieme estremamente deboli, capaci di assecondare le più svariate condizioni ambientali ma dipendenti dall’accoppiamento per garantire la propria immortalità all’interno del codice genetico dei discendenti.
Ovviamente, gli individui che hanno maggiore urgenza di vivere, in cui l’istinto alla riproduzione è più forte, hanno probabilità decisamente maggiori di trovare un partner sessuale ed assicurarsi così che almeno parte del proprio codice genetico vada avanti nel tempo rispetto ad altri che non sentono l’urgenza erotica e sono quindi condannati ad estinguersi con i propri cromosomi.
Il sesso non è una necessità dell'evoluzione: esiste la partenogenesi (a partire da una cellula normale senza fecondazione), l'automissia (fusione di cellule femminili), apomissia (divisione cellulare senza meiosi). Non è nemmeno la modalità riproduttiva più performante; eppure dentro di noi percepiamo nitidamente il sesso come la manifestazione più potente dell’istinto alla vita.
Eros è qui: nascosto nei telomeri dei nostri cromosomi che ad ogni attimo e ad ogni ciclo mitotico che passa si assottigliano e diventano più inservibili, dando un limite temporale preciso alla nostra esistenza sulla Terra. Eros è la morte, l’illusione necessaria di superare nel sangue di un altro essere vivente i confini della nostra stessa vita. È la voglia di vivere.
Ovviamente paragonando le dinamiche riproduttive tra i dinosauri e i delfini, o tra le scimmie e gli esseri umani, notiamo subito che si sono fatte via via più complesse col passare dei millenni, fino a diventare un groviglio alchemico di elaborazioni ormonali, culturali, neuronali.
Eppure da sempre Eros è legato in maniera strutturale alla nostra esistenza: senza il sesso la specie umana non ha mai potuto sopravvivere, al di là di tutte le arzigogolature mentali delle varie religioni e culture; basti citare il caso divertente del medico anglicano Sir Thomas Browne, che nel 1643 nella sua Religio medici proclamava a proposito del sesso:
Io sarei contento se noi potessimo procreare come gli alberi, senza congiunzione, o se vi fosse alcun modo di perpetuare il mondo senza questo triviale e volgar modo del coito; è questo l’atto più stolto che un uomo savio commetta in tutta la sua vita .
Ovviamente, il rigorosissimo e allarmatissimo censore del coito ha lasciato in eredità all’umanità ben dieci figli, nonostante le sue parole…e come lui, da milioni di anni tutti gli esseri umani. Il punto è proprio che a rendere necessario l’erotismo è la fragilità dell’esistenza : la consapevolezza della morte dietro ogni angolo, sotto forma di carestia, alluvione, terremoto, malattia, epidemia, assassinio o semplice fatalità. L’umanità è fragile, fragilissima, senza né i muscoli né il metabolismo di esseri più primitivi ma più efficaci o letali. Come afferma Volli :
È nel nostro essere carne esposta al mondo che noi siamo sempre incompiuti e fragili, esposti alla mancanza. Il corpo, la percezione, i sensi, la carne: l'origine del desiderio sta qui.
Eros dà alla nostra mente (e alle nostre culture) continui motivi per lottare, mettersi alla prova, inventare nuove soluzioni; è così che nel bene e nel male abbiamo superato i limiti della nostra specie. Tra il 1600 ed il 1800 in particolare, abbiamo inventato e diffuso metodi per superare il cosiddetto vincolo maltusiano, una proporzione per secoli insormontabile tra capacità produttive, scarsità delle risorse ed esigenze di consumo delle società umane che inchiodava lo sviluppo delle nostre società a parametri che si ritenevano insormontabili. È grazie alla diffusione di metodi innovativi per la coltivazione dei terreni (rotazione quadriennale etc), grazie ai progressi esponenziali della medicina e ai nuovi processi industriali (altiforni et similia) che le società umane, per millenni assestate su quantità tutto sommato fisse di individui sulla faccia della Terra, in pochissimi anni fecero un balzo in avanti quanto a popolazione: i paesaggi cambiarono , la popolazione mondiale crebbe di centinaia di milioni e poi di miliardi di individui, fino a diventare incontenibile. La vita, la riproduzione, furono accelerate fino a diventare qualcos’altro, qualcosa che ancora oggi stentiamo a capire. Le città più importanti iniziarono a contenere da sole le quantità di esseri umani che da secoli sarebbero bastati per riempire un’intera nazione. In un certo senso la rottura del vincolo maltusiano ha liberato l’amore familiare (filia) ed il sesso (eros); il primo perché finalmente (più) libero dai pericoli della sopravvivenza, il secondo in quanto alleggerito dagli obblighi riproduttivi.
Più recentemente, le rivoluzioni del ’68, la robotizzazione dei processi industriali e il conseguente aumento del tempo libero da parte delle masse, la diffusione di metodi contraccettivi semplici ed efficaci come la pillola ed il preservativo, sono tutte forze che convergono verso un unico effetto: il soddisfacimento dei piaceri, ed il conseguente capovolgimento della saggezza popolare che da sempre recita prima il dovere e poi il piacere. Il piacere somiglia sempre più al vero dovere di un buon cittadino, l’imperativo categorico è divertirsi per alimentare i consumi e sostenere l’industria. Qual è il ruolo di Eros in questa società? Frigoriferi e supermercati hanno reso il vincolo maltusiano uno spauracchio per economisti ingenui (almeno apparentemente), ricchezza ed abbondanza sono a portata di tutti, la sovrappopolazione ha reso la riproduzione più che altro un vizio pericoloso.
Provocatoriamente, potremmo affermare che anche Eros oggi ha una crisi familiare: i suoi genitori sono diventati la sovr-abbondanza (di beni) e la povertà (spirituale), altro che Poros e Penìa. La nostra è la società del desiderio, la società dei sogni e dei bi-sogni. È ancora Ugo Volli a spiegare con una splendida metafora il rapporto tra erotismo e società dei consumi:
Viviamo oggi in una società del desiderio. [...] il desiderio è la materia prima più importante di un'economia in cui la capacità produttiva cresce sistematicamente, anzi, deve crescere, semplicemente per mantenere il numero degli occupati, il tasso di profitto, insomma il proprio funzionamento. L'aumento continuo e non la semplice stabilità del prodotto interno lordo è condizione economica necessaria per il buon funzionamento della nostra società. Come un aereo che non sta in aria se non si muove, l'economia in cui viviamo crolla se non accelera, spinta da un aumento della domanda
Eros da demone primordiale a carburante per civiltà supersoniche, quindi; ma siamo sicuri che si tratti ancora di Eros? Somiglia sempre di più ad un altro essere mitologico, a quel Narciso immobile che da millenni contempla ipnotizzato la propria bellezza nell’acqua di un lago. Il nostro erotismo, la stessa pratica erotica odierna, è vanitosa, vanagloriosa addirittura, celebra se stessa e la propria sconfinata libertà beandosi delle proprie conquiste. Ed è scatenando a tutti i costi l’erotismo che probabilmente lo stiamo trasformando in edonismo, nella soddisfazione estetica ed estatica di un piacere autonomo, slegato dai dubbi e dalla messa in discussione delle differenze, dell’Altro, rendendolo un piacere ipnotizzato e xenofobo, dismorfofobico e allucinato.
Per centinaia di anni la pratica erotica è stata rigidamente regolata da leggi che ne incanalavano la hybris verso la riproduzione; l’eterodirezione in campo sessuale era la naturale emanazione delle gerarchie patriarcali. Oggi, si vuole l’etica sempre più introiettata negli individui, Nietzsche e la televisione hanno ucciso Dio nel nome dell’io; lo stesso don Giovanni che un tempo era exemplum negativo per eccellenza della vita dissoluta è oggi un prototipo di vita ideale, un uomo che si prende tutto quello che la vita gli offre.
Il conte viene dipinto come uno scellerato che: <>. In questo omni lege solutus si determina la natura della dissolutezza di Don Giovanni, poiché la concupiscenza vi appare come una qualità secondaria di un generale irrefrenabile impetus, di una voluptas non socializzata
Don Giovanni mina le fondamenta stesse della società, rendendo visibile e quindi possibile uno stile di vita dissoluto, egocentrico, il cui libertinaggio non ascolta minimamente alcuna eterodirezione di sorta: egli ascolta solo il suo sangue, i suoi istinti, i suoi lombi famelici mettono in serio pericolo le strutture di potere secolare e spirituale. Fenomeni contemporanei come lo speed-dating e gli incontri on-line si accordano perfettamente con un’etica dongiovannesca, in quanto espressione di una morale ascendente che parte dall’individuo e dispiega se stessa nella società, mirando al soddisfacimento dei propri interessi (e piaceri).

La parola chiave dei nostri giorni è velocità; bisogna essere veloci nella crescita, veloci nel lavoro, nel mangiare, nel pregare e finanche nel morire. In epoca di fast-food, anche l’amore si adegua e conia nuovi termini, come speed-dating. Si tratta di un tipo particolare di incontri riservati ai single, dove venticinque persone hanno a disposizione un turno di circa tre minuti uno di fronte all’altro per conoscersi e farsi apprezzare; allo scadere dei duecento secondi suona una campanella e si ruota, si cambia partner/interlocutore e si riprova per altri tre minuti a sedurre un’altra persona.
Lo speed dating è una tendenza nata in America ma importata qui in Italia con notevole successo, tanto che esistono ormai interi portali sul web dedicati all’argomento che organizzano serate di speed dating in tutta Italia, con centinaia di migliaia di iscritti.

È una modalità di seduzione ultra-rapida, che rientra nella tendenza moderna ad estremizzare la realtà cogliendone solo i tratti fondamentali: l’esperienza erotica da arte sottile e lenta viene rivenduta come espediente indolore per trovare in pochi minuti l’anima gemella o almeno un po’ di compagnia per la serata. È l’emancipazione sessuale monetizzata e strutturata secondo le regole del marketing , l’esplorazione dissacrante di nuovi territori sociali. Bisogna ammettere che lo speed dating è solo la versione concentrata delle normali modalità di approccio e seduzione diffuse tra i giovani del XXI secolo in Occidente: conoscersi in discoteca o in locali notturni scambiandosi poche parole pro forma, avere rapporti (anche sessuali) con perfetti semi-sconosciuti, divertirsi mettendo da parte le convenzioni sociali, giovani occidentali del XXI secolo stanno adeguando modalità e tempi dei loro rapporti alla loro vita frenetica. Fin dalle prime esperienze alle scuole medie o nei licei ragazzi e ragazze scoprono le modalità di accesso al piacere erotico con una semplicità e una precocità sempre maggiori, come ci conferma il testo di una canzone pop di George Michael intitolata appunto Fast love, amore rapido:
But if you’re looking for fastlove / If that’s love in your eyes
It’s more than enough / Had some bad luck
So fastlove is all that I’ve got on my mind
What’s there to think about baby?
Amore rapido, ma anche e soprattutto sesso rapido, facile. Fin dall’adolescenza le generazioni moderne crescono con un’abitudine naturale alla ricerca del proprio piacere che va al di là delle convenzioni e delle tradizioni ma trova la sua ragion d’essere in una ricerca dell’appagamento corporeo immediato.

In un gruppo l’eterodirezione ha a che fare con un’autorità superiore che impone la propria morale e la propria etica: il padre nel cerchio familiare, Dio nella religione, lo Stato nella democrazia. Ma il crollo di queste figure ha riportato il giudizio morale all’interno dell’individuo, fino a diventare rischiosamente autocontemplativo, un giudizio che non giudica ma autorizza sé stesso in una protervia narcisista. L’eros non sfugge a questa deriva legislativa, ma anzi ne esprime in maniera vistosamente percepibile la portata culturale e sociale: normalmente tabù e divieti presuppongono una sanzione per chi li oltrepassa, sono pericolosi e rispettati proprio perché sacri, l’offesa al tabù è l’offesa al gruppo sociale, ai suoi confini e alle sue radici identitarie. Oggi invece la trasgressione dei tabù (soprattutto sessuali, ma non solo) è un valore aggiunto, una sfida che crea identità in maniera opposta ai tabù tradizionali; quello che prima accomunava perché proibito, ora accomuna perché rubato. Tra i più giovani è diffusissima la convinzione che le regole (dello Stato, della scuola, della famiglia…) sono in un certo qual modo fatte per essere superate; non importa specificare quale sia questo certo qual modo, il punto è proprio che è d’obbligo sfidare le leggi, scalarne le mura e provocarle, magari prenderle in giro. La trasgressione sessuale è assurta a puro narcisismo erotico, vuoi per il neotribalismo e l’oralità di ritorno del XXI secolo, vuoi per la caduta delle grandi ideologie, vuoi per la dieta mediale. Se su un piano macrosociale i grandi sistemi di pensiero e gli organismi statali vanno perdendo la loro capacità di guidare la società, le comunità umane rispondono ri-organizzandosi dal basso in piccoli gruppi indipendenti e trasversali di persone, che acquistano sempre maggiore influenza; la spinta di queste nuove forme di interazione e cooperazione basate su unioni informali, allargate, sta contribuendo a introiettare un senso della vita civica e morale ascendente, che parte dall’individuo per confrontarsi/ritrovarsi in società. In questa dimensione è facile che l’edonismo diventi ideologia, l’erotismo un pretesto, l’etica una zavorra.


Eros, Thanatos, Hypnos

In principio fu Chaos […] e poi si generò Eros, l’amore primordiale, la forza pura e generatrice […] e Thanatos, la morte, tra le Dodici Astrazioni, fratello di Hypnos e Karma e Nemesi
TEOGONIA, 1-5-16, ESIODO


In quanto forza vitale l’erotismo richiama immediatamente la sua controparte mortifera, Thanatos; tant’è che fin dalla mitologia greca Eros & Thanatos sono in qualche modo vicini, tanto nel campo d’azione quanto nell’iconografia che li vuole giovani ed alati. Volendo essere precisi, secondo i Greci il fratello di Thanatos è Hypnos, la divinità responsabile del sonno e dei sogni; questa precisazione non sconvolge il parallelismo iniziale amore/morte, ma anzi lo arricchisce di nuove suggestioni ricordandoci quanto affini siano tra loro l’esperienza erotica, quella ipnotica e quella tanatologica. È evidente infatti che l’attività sessuale può richiamare la vertigine pericolosa della morte o quella più sottile della stanchezza e quindi del sonno; ancora, è proprio durante il sonno che si scatenano le fantasie erotiche; la morte stessa viene definita il grande sonno / il sonno eterno. Non a caso, sono tutti campi in cui per l’umanità è facile avere la sensazione di entrare in contatto con l’Assoluto, di uscire da Sé grazie ai sogni, al coito o alla morte del corpo. Bataille provocatoriamente afferma che:
L’essere nella sua interezza è quindi accessibile all’uomo solo nella trasgressione dei suoi limiti, nell’eccessivo piacere e dolore, oppure nella rappresentazione drammatica di quegli eccessi, cioè nella letteratura, nel sacrificio cruento, nelle immagini dotate del potere di sconvolgere: nel concetto di erotismo tragico questi stati emozionali così intensi trovano la loro unificazione.
Thanatos, Hypnos ed Eros, divinità in qualche modo notturne, stranianti, estreme: pericolosissime per il corpo e la mente, che espongono ai rischi della morte e della follia.

La nostra società dell’immagine, con le sue ossessioni per la bellezza e la giovinezza dei corpi, ha perso l’abitudine alla morte: per secoli la presenza nelle strade di cadaveri di uomini ed animali era la norma, negli agglomerati umani di ogni dimensione e specie . La morte era qualcosa di tangibile, sentita nei riti funebri come nelle carcasse o nelle reliquie conservate per gli scopi e nei modi più macabri .
Il paesaggio delle metropoli moderne in confronto è asettico, lontanissimo da ogni ricordo mortifero; persino gli edifici, un tempo fatti di mattoni porosi e diversi uno dall’altro, imperfetti e consumati dal tempo, tendono verso un’immortalità chirurgica: siamo circondati da superfici nuove, scintillanti, scivolose nella perfezione liscia dei più strani materiali artificiali. Gigantografie pubblicitarie ci ricordano come dovremmo essere, ma soprattutto come dovremmo voler essere, mentre in tutti i media echeggia un messaggio comune, un imperativo solenne: la felicità è essere giovani e belli. L’ossessione per la giovinezza è visibile ovunque, nelle decine di prodotti anti-età che affollano i supermercati come nell’esclusione degli anziani dai nuclei familiari. Giovinezza felicità e bellezza sono una triade ormai inscindibile, talmente presente da risultare ovvia. Ma è proprio l’ovvietà, il senso di naturalezza che emana, a suscitare in noi dei dubbi: una società che bandisce Thanatos dal proprio vissuto e dal proprio immaginario, o almeno si illude di poterne fare a meno, che sbandiera l’erotismo in ogni sua manifestazione fino a renderlo un vessillo di libertà e autocoscienza, non sta in qualche modo esorcizzando una paura ben più grande? Georges Bataille in una delle sue splendide suggestioni/provocazioni afferma che:
gli occhi umani non sopportano né il sole, né il coito, né il cadavere, né l’oscurità, ma con reazioni differenti.
L’amore, la sensualità, e in ultima analisi l’istinto alla riproduzione sessuale sarebbero impensabili senza il loro contraltare tanatologico, la consapevolezza della vecchiaia e della morte. Eppure, la nostra cultura rifiuta la morte: nega l’esistenza dei cadaveri ibernandoli in celle di criostasi in attesa di una technè capace di resuscitarne i corpi, proibisce le rughe iniettandosi dosi sempre più massicce di tossine botuliniche, ritocca le proprie imperfezioni con Photoshop e conserva ogni istante di sé nelle memorie di milioni di macchine fotografiche digitali. L’amore e l’erotismo sono intimamente legati al passare del tempo, al consumarsi entropico della realtà. Il feticismo dei nostri giorni ha un altro sapore, somiglia a una nevrosi più che a un’estasi, si dichiara immortale ma puzza di cadavere come uno zombie di Romero . Torna alla mente la teoria Freudiana secondo cui la psiche umana è governata dalla dialettica costante tra l’istinto alla vita (Eros) e quello alla morte/distruzione (Thanatos); le due pulsioni (istinti primordiali) presenti contemporaneamente in ogni essere umano rischiano di esprimersi in comportamenti autodistruttivi o nevrotici se tale dialettica perde il suo equilibrio ed una delle due parti viene assolutizzata o, peggio, negata e rimossa. È un po’ come se la mente si rifiutasse di rifiutare e si esprimesse con dei conati, rigurgiti di coscienza che testimoniano un malessere profondo. In particolare, la pulsione di morte indirizza se stessa alla scarica totale di tutti gli impulsi vitali, in una sorta di autopunizione derivante dall’impossibilità del piacere, costringendo i pazienti a ripetere in maniera ossessivo-compulsiva determinate azioni significative. Essa può venire tenuta dentro di sé e provocare quindi comportamenti autodistruttivi, oppure essere convogliata verso l'esterno in comportamenti violenti. È immediato il collegamento con la tendenza odierna e sempre più diffusa alla depressione e alla violenza, l’ossessione per l’erotismo e la giovinezza, lo shopping compulsivo…è sempre rischioso azzardare ipotesi di psicologia sociale, ma sicuramente è facile notare delle devianze allarmanti nell’equilibrio neurale dell’immaginario collettivo.

Gridare all’amore a tutti i costi, scatenare la potenza dei demoni erotici senza tenere conto della fragilità mentale del corpo sociale, rischia di compromettere l’armonia e la bellezza che pure dichiariamo di inseguire e perseguire. Puntare tutto sull’erotismo è un gioco d’azzardo, stiamo cacciando Thanatos dalla porta di casa e non ci accorigamo che rientra indisturbato e en travesti dalla finestra; abbiamo reso i sogni bi-sogni, la morte un incidente tecnico quasi evitabile, l’erotismo pornografia didascalica. Stiamo tradendo la stessa trinità che pure inconsapevolmente osanniamo nei media come nelle strutture simboliche più recondite. Tornano alla mente i versi di Lorenzo de’Medici, che nel 1400 cantava:
Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia
Chi vuol esser lieto sia,
del doman non v’è certezza
Il suo domani è il nostro oggi; ma l’incertezza è rimasta grossomodo la stessa.
Il payoff recita <> e cioè non puoi vivere per sempre, ma puoi provarci. Dove ovviamente quel puoi suona più come un devi nettamente perlocutivo che come un consiglio, vista l’inquadratura scelta per la macchina. Non ci sono corpi in quest’immagine, non ci sono esseri umani che si allenano per il proprio benessere: c’è una macchina. La Technogym ovviamente produce macchine e quindi è tutto sommato normale, ma in altre pubblicità della stessa marca ci sono anche delle persone; questo messaggio più di altri evidenzia invece l’ansia per una condizione atletica che punta all’immortalità o almeno al prolungamento della giovinezza, più che al benessere in senso lato.
Simile la campagna di Alixir, industria specializzata in antiossidanti ed additivi alimentari, che per pubblicizzare i suoi prodotti ha scelto una campagna su due pagine, I due payoff Vivi più a lungo e Vivi al meglio hanno una struttura fortemente simmetrica, stabilendo quasi un legame di tipo consequenziale fra i due. Vivere più a lungo significa vivere al meglio, e per vivere al meglio bisogna scegliere i prodotti Alixir, come testimoniato dal logo nella parte inferiore della seconda pagina, che completa il sillogismo vivi a lungo / vivi al meglio ancorandolo ad un preciso brand e relativa gamma di prodotti. Quel corpo nero su nero, così ansiogino e anonimo, è fortemente erotico e fortemente tanatologico insieme; come da manuale.
Michel Foucault, nel suo piccolo ma intenso saggio intitolato Utopie eterotopie, conclude il suo discorso sull’amore e i luoghi di creazione di senso della società parlando proprio di Eros, Thanatos ed Hypnos:
bisognerebbe forse anche dire che fare l’amore è sentire il proprio corpo richiudersi su di sé, esistere finalmente fuori di ogni utopia,con tutta la propria densità, tra le mani dell’altro. Sotto le dita dell’altro che vi percorrono, tutte le parti invisibili del vostro corpo si mettono a esistere, contro le labbra dell’altro le vostre diventano sensibili, davanti ai suoi occhi semichiusi il vostro volto acquista una certezza: c’è finalmente uno sguardo per vedere le vostre palpebre chiuse. L’amore, anche l’amore, come lo specchio e come la morte, placa l’utopia del nostro corpo, la fa tacere, la calma, l’imprigiona come in una scatola, la chiude e la sigilla. È per questo che l’amore è un parente così stretto dell’illusione dello specchio e della minaccia della morte; e se, nonostante queste due figure pericolose che lo circondano, ci piace tanto fare l’amore, è perché nell’amore il corpo è qui.


DARIO CAREGNATO


TRATTO DALLA TESI:
“Antropologia dei simboli” dal titolo: IL CORPO IPERBOLICO iconografia dell erotismo tra pubblicità e antropologia

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