sabato 1 novembre 2008

IL DESIDERIO DI ESSERE MADRE

Il bisogno e la volontà di diventare madre scattano, prima o poi, in ogni donna. D’altra parte, chi non ha mai sentito parlare, almeno una volta, del “celebre” istinto materno? Di quel desiderio di riconoscere tracce di sé nel volto di un bambino, di riflettersi nei suoi occhi, di essere cercata, chiamata a gran voce, reclamata ad ogni ora del giorno e della notte? E’ quasi come se a risuonare (dopo uno stato di latenza durato più o meno a lungo!) fossero nel suo corpo un campanello biologico e nella sua mente una scadenza morale. L’origine di tali “segnali acustici”? Per lei avere un bambino significa realizzare il potenziale materno che costituisce parte della sua identità. E allora nutrirlo, avere cura di lui, proteggerlo, educarlo, farlo crescere, diventano tutte “piccole virtù” che non può non inserire nel suo “patrimonio” esistenziale. Per dar voce a quell’energia che dona vita a corpi ed… anime! Un esserino matura nel suo grembo e lei già cerca di prefigurarselo rievocando le fisionomie dei familiari, da abbellire magari con le immagini più desiderabili proposte da cinema e TV! Addirittura può guardarsi in anteprima le sue prime insolite istantanee! Lo scatto? Di una macchina davvero speciale, quella per l’ecografia! A far da sfondo un laboratorio medico ed ecco che… la sua figuretta si insinua in lei ancor prima di conoscerlo dal vivo! Prodigi della scienza moderna! E perché non “sfogliarlo” insieme questo eccezionale album di fotografie? Il feto è perfettamente in grado di riconoscere la voce della mamma così come di condividerne gli stati emotivi. E’ possibile (anzi, auspicabile!), quindi, si costruisca fin dall’inizio un canale comunicativo di coppia. La madre racconta, riflette, parla con flemma e dolcezza. Il figlio risponde… tirando calci e pugni dalla sua “postazione di sicurezza”! Le rende noto che esiste, che la sta ascoltando, che ha piacere a conversare con lei. Ma lo fa a modo suo, si capisce! L’incontro li accende ed entusiasma. Un tête-à-tête da veri romanticoni!
Una donna che investe nella maternità sembra proprio ci guadagni! Il ricavato? Stima di sé, senso della vita, ricchezza affettiva, apertura al futuro. Ma non ci scordiamo che l’imposta sul capitale non è certo di pochi spiccioli! Come si effettua il pagamento? Naturalmente in termini di disponibilità fisica e mentale, dedizione, accudimento, spostamento delle energie, ordine delle priorità. Un quadro capace di intimorire anche la più tenace fra le future mamme! In tale ottica, in effetti, la prospettiva di avere un figlio diventa un pericolo, un’aggressione alla propria identità. Ed anche all’autonomia economica se pensiamo che la realizzazione professionale o, più semplicemente la necessità di lavorare, assurgono a baricentro della vita di una grossa percentuale di donne moderne. Ulteriore deterrente alla maternità è, ancora, l’inquietudine legata alla gravidanza, un evento particolarmente pregnante sotto il profilo sia fisico che psicologico. La gravidanza è una trasformazione, prima di tutto, fisica: il seno s’ingrossa e diventa pesante, il ventre aumenta di volume, qualcosa vive, cresce e si muove dentro di sé. E non a tutte risulta facile fare i conti con un corpo che cambia; un corpo (fino ad allora “umano”!) che sembra assumere sempre più le sembianze di una balenottera “terrestre”! Una profonda rielaborazione della propria immagine s’impone. Ed una nuova identità, di donna e madre, è da acquistare, se pur accompagnata da una situazione di crisi psicologica. Il timore più forte? Quello di non riuscire a diventare autonoma. Di continuare a dipendere dalla propria madre, senza saperne prendere il posto. Di essere incapace ad imitarla nel magico gioco di inventare la vita. Di non essere all’altezza, insomma, di recidere definitivamente il cordone ombelicale!
Paura di cambiare, dunque. Nel fisico e nel cuore. E di non avere più il tempo necessario da dedicare a se stesse, al lavoro, al partner, agli interessi personali. Chi non si sentirebbe sconfortata? Ma il turbamento dura poco! E pian piano è il desiderio di sentir balbettare un “mamma” a prendere il sopravvento. O, almeno, così accade nella maggioranza degli animi femminili! Perché c’è anche chi, specie se giovane ed inesperta, non se la sente di accollarsi una responsabilità tanto grande quanto quella di… incrementare la popolazione mondiale! E non intende rinunciare a costruirsi il suo futuro. Un marmocchio “tra i piedi” le intralcerebbe il cammino della vita e allora deve pensare a come sbarazzarsi di lui. Prima che sia troppo tardi! Ma attenzione! Una scelta azzardata potrebbe costarle caro! Interrompere una gravidanza non è uno scherzo: i postumi (quelli psicologici, s’intende!) a lungo andare si fanno sentire. E le ferite più profonde sono quelle che affondano in mente e cuore. Sensi di colpa, desolazione, una sensazione di vuoto dovuta alla perdita di “una parte di sé”: ci rifletta bene prima di esporsi a tali “effetti collaterali”!
Antonietta Parmentola

BIBLIOGRAFIA

BOWLBY J., Assistenza all’infanzia e sviluppo affettivo, Armando Editore, Roma 1973.
BOWLBY J., Cure materne e igiene mentale del fanciullo, Giunti-Barbera, Firenze 1957.
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BOWLBY J., La separazione dalla madre, Vol. II di “Attaccamento e perdita”, Boringhieri 1979.
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RUTTER M., Cure materne e sviluppo psicologico del bambino, Il Mulino, Bologna 1973.

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