mercoledì 1 ottobre 2008

Il CULTO DEI MORTI E I RITUALI FUNEBRI

Il culto dei morti è da sempre elemento principale di tutte le culture sacre subalterne popolari e presente in molti aspetti folkloristici tradizioni ancora attuali.
Ancora oggi accade che al dolore delle famiglie luttuate si unisca il cordoglio,che indica le reazioni interiori e psicologiche alla morte e il periodo più o meno lungo attraverso il quale i luttuati tornano all’equilibrio psichico e sociale, superando la reazione disordinata e caotica,quindi nel cordoglio andrebbe soprattutto segnalato il processo di attenuazione e superamento del lutto,un tassello di quella vasta ed intricata sfera religiosa che può essere definita il “culto dei morti”

Tutto il rituale segue delle ben precise regole che fanno della tradizione una vera e propria “tecnica del pianto”.Essa è svolta da vere e proprie “lamentatici professioniste”,spesso pagate per piangere. Il lamento è un dato universale di umana risposta alla perdita,una prima spiegazione al lamento sarebbe così quella di un vero e proprio “formulario magico” atto ad allontanare definitivamente la presenza del defunto. Del resto lo stesso termine “lutto” deriverebbe da “lugere” la cui radice arcaica proverrebbe da “rompere.
Le donne anziane sono le lamentatici più perseveranti e per tutto il tempo sostengono le donne della casa nel loro cordoglio. Fino al momento della sepoltura le donne abbracciano strettamente il cadavere e la lamentazione s’intensifica
La lamentazione si presenta con un testo di cui “si sa già cosa dire”, secondo modelli stereotipati. Normalmente non appaiono elementi cristiani, invocazioni a Gesù, alla Vergine, ai Santi, anzivi è quasi una forma di protesta nei loro confronti
La prima fase è quella del ricordo del defunto “o marito mio buono e bello, come ti penso” poi il suo lavoro la lamentatrice fa sempre riferimento al tema delle mani del morto, poi il ricordo di tempi belli.Poi viene la descrizione della condizione in cui viene a trovarsi la famiglia, così per la neo sposa il lamento delle nozze non ancora consumate, per la vedova il duro lavoro che l’aspetterà, per i figli la mancanza del padre per poi avere quasi un piccolo rimprovero per la morte prematura.
Particolare importanza acquista quella che potremmo definire la mimica del cordoglio, ovvero gesti che rappresentano dei tentativi di incanalare il disordine della prima reazione alla morte e la confusa emergenza di emozioni e sentimenti contrastanti in alcuni schemi tradizionali. Vi sono gesti che quasi certamente riflettono il tentativo personale di danneggiare il proprio corpo,di nuocere se stessi in esplosioni disperate e sembrano esprimere un’intenzione di autosoppressione e di adeguamento alla persona perduta.
Si tratta di comportamenti noti fin dall’antichità,quali lo svellersi i capelli,il graffiarsi e schiaffeggiarsi le guance,il ferirsi a sangue,i tentativi spesso fittizi di lanciarsi dall’ alto e qualche altra forma più rara di autolesionismo.
Interessante è la mimica del fazzoletto agitato sul corpo del defunto per poi essere portato al naso in una continua incessante ripetizione dell’elemento gestuale.
Tradizioni rituali di questo tipo sono presenti anche in altre parti di Italia, quasi ad individuare un comune denominatore.
Nel napoletano era praticato un “riepito battuto”, una lamentazione accompagnata da un battersi rituale che terminava con l’avvicinarsi di alcune donne alla vedova che, al suono di “ah misera te”, le strappano una ciocca di capelli e la gettano sul defunto.
E’ da quest’area che deriverebbe l’antica filastrocca fanciullesco-popolare
Maramao, perché sei morto?
Pane e vin non ti mancava,
l’insalata era nell’orto
e una casa avevi tu.
Come si può notare, in questa strofa sono elencate una serie di buone ragioni materiali (di indubbio retaggio pagano) per cui il morto non avrebbe dovuto morire, con l’intento di esorcizzare o quanto meno stemperare il dolore e l’angoscia attraverso un modulo letterario di lamentazione. Non solo ma lo stesso nome “maramao” potrebbe essere una successiva distorsione della frase “Amara me perché sei morto” .
Nel corteo funebre era dunque uso per le donne, una volta disciolte le chiome, accostarsi al morto percuotendosi il petto con violenza e abbandonandosi in un primo tempo a disordinate grida di dolore( E. De Martino, 1958). Questo rituale praticato dalle donne ,indica la rinunzia alla normalità della pettinatura e l’abbandono del corpo ad un segnale di trascuratezza e lutto.
L’intera operazione fin qui descritta, la lamentazione, la gestualità, sembrerebbe nascondere, più che un vero e proprio dolore verso il defunto, un’operazione apotropaica di allontanamento della morte, una tecnica indirizzata a combattere il ritorno del defunto. stessa come testimoniato da altre usanze come quella di bruciare i vestiti del trapassato o l’apertura delle finestre dopo il decesso, per terminare alle interessanti frasi di chiusura del lamento funebre “non ho più niente da dirti, non ho più niente da farti, statti bene e vieni in sogno a dirmi se sei contento di tutto quello che ti abbiamo fatto” ( E. De Martino, 1959).
IL GIOCO,IL PANE E IL SESSO
I comportamenti di gioco durante la veglia è spesso presente il cadavere, raramente sembrano assumere un significato simbolico e più frequentemente, invece, si presentano come diversivi di intrattenimento dei presenti e come espedienti per superare le lunghe ore notturne. Spesso il gioco intorno al morto consiste in indovinelli ed enigmi, con tutta la carica di scommessa esistenziale presente nella sfida enigmatica.
Altra interessante usanza era quella di deporre del cibo nel sepolcro per evitare che il morto, affamato, tornasse tra i vivi per procurarselo.
Spesso sulle tombe era offerto del pane, sia come nutrimento che come simbolo di rinascita del morto nella sua novella vita.
vengono preparati strani dolcetti a forma di ossa chiamati appunto “ossa dei morti” che vengono poi regalati ai fanciulli.
Anche il pane “pro anima” tipico dell’area campana avrebbe una funzione simile. L’alimento è offerto spesso durante la veglia notturna, all’ingresso del cimitero o della casa dei fluttuati e vi si crede che il morto continui ad essere perseguitato dall’umano bisogno di alimentarsi e sostenersi. Questi rituali,nei quali il pane assume importanza,sono destinati ad equilibrare il contatto con i sopravvissuti,con i propri familiari deceduti e poi genericamente con tutti i defunti.
La scelta del pane come cibo rituale poi, oltre ad ascriversi al tipico alimento del defunto, è legata anche ad una visione rigenerativa dello stesso, in una stretta simbiosi con la morte e la rigenerazione del frumento o in generale dei cereali di cui è costituito. Nelle offerte di grano, pane e cereali al defunto, non sono solo un modo di assicurargli ciò che non doveva procurarsi da solo tra i vivi, ma un modo per rappresentare ancora una volta il ciclo di morte e rinascita, un modo di garantire perpetua energia vitale al defunto.
Interessanti sono anche le tradizioni legate al sesso. La morte portava nella famiglia luttuata una forma di libido deficients, quell’attanassamento (E. De Martino, 1959). L’idea di una incremento della pulsione libidica dopo la morte ha così un duplice scopo: la riaffermazione della vita attraverso l’accoppiamento ma anche un modo di sgomentare il morto in questo modo che fosse avvertito della grande forza vitale che gli viene contrapposta. Nell’antichità si parla anche di danze funebri e forme di ilarità e le danze che porteranno successivamente a quella tradizione medievale definita “danza Macabra” raffigurata su moltissime chiese e cimiteri. E’ il tema della morte che, suonando il flauto, porta via i defunti.

Valentina Caruso
Piccolavale86@libero.it
BIBLIOGRAFIA
La morte trionfata, Alfonso M. di Nola, Newton Compton Editori 1995
La nera signora, Alfonso M. di Nola, Newton Compton Editori

3 commenti:

sara ha detto...

Ciao Valentina,
sono Sara, ho 30 anni e vivo in provincia di Varese.
Stavo cercando qualcosa di concreto in rete perchè ho voglia di occuparmi di antropologia ed ho trovato il tuo sito.
Veramente bello e interessante!
Brava!
Ma sai che la maggior parte delle persone che conosco non sanno nemmeno cosa sia l'antropologia?
Tu dirai, ma che gente frequenti?
Persone che fanno mestieri i più disparati. Comunque questo secondo me è sinonimo di subcultura...
A presto
Sara

Anonimo ha detto...

imparato molto

Gloria Dentella ha detto...

Complimenti per il pezzo, davvero interessante e completo. è molto interessante approfondire lo studio delle diverse culture attraverso i riti funebri, che le rispecchiano al massimo. Se ti può interessare c'è un bell articolo su Focus di dicembre sui trattamenti post mortem in tutto in mondo. A me è piaciuto molto.