lunedì 1 settembre 2008

Università SPA

Si parte con la chiamata diretta ai docenti di scuola e università, si passa per la privatizzazione degli enti di ricerca, si culmina con i finanziamenti universitari scelti in base alla valutazione dei risultati da parte di una commissione esterna al mondo accademico.
I fondi pubblici saranno ripartiti agli atenei in misura direttamente proporzionale ai risultati formativi qualitativi certificati da organismi terzi.
Per non parlare dell’istigazione alla concorrenza in base ai risultati raggiunti.
Questo è il piano strategico formulato da Mariastella Gelmini, nuova ministra dell’Istruzione.
L’università e le scuole assomiglieranno sempre di più a delle imprese, mentre già nelle facoltà regna l’individualismo e l’aggregazione è relegata ad una questione di “crediti”, una sorta di do ut des: Partecipo al seminario, ma quanti crediti ci guadagno?
Nel nostro paese si parla sempre di innovazione, eppure l’unico modo che hanno trovato per incentivare la ricerca pare essere privatizzarla.
Il ministro promette borse di studio per i più meritevoli, ma di reddito di formazione per coloro che non hanno possibilità di raggiungere gli stessi livelli di eccellenza e vorrebbero conseguire comunque un titolo di studi, non se ne parla.
Il numero chiuso continua ad aumentare, tanto che la ministra parla di esami preliminari obbligatori per l’accesso anche laddove non sia previsto il numero programmato.
La politica vuole sviluppo e non investe in cultura, e quindi in formazione.
Perché sia chiaro non esiste sviluppo senza cultura.
Intanto l’unica borsa che gli studenti vedono coperta è quella che portano sulle spalle su cui gravano libri pesanti e costosi.
Costa anche spostarsi e mangiare fuori da casa.
Ma questo infondo non sono problemi da inserire in un ipotetico welfare di formazione.
Napoli continua ad essere meta di molti fuorisede, ma non perché è bella, è semplicemente meno cara di altri poli universitari.
In effetti se l’Università pubblica non riesce a dare risposte nette e gli atenei privati sono il futuro, la “classe” studentesca è destinata a spese enormi per un diritto fondamentale quanto il lavoro, la formazione.
Uno dei veri patti sociali che occorrono nel paese è quello tra studenti medi, universitari, dottorandi e tra tutti coloro che credono che la libertà individuale e collettiva non possa prescindere dal diritto alla conoscenza.
L’unica speranza per arrivare ad un sistema formativo accessibile e d’eccellenza, in grado di migliorare la condizione degli studenti è una presa di coscienza generale che smantelli il clientelismo e l’inaccessibilità del mondo formativo del paese di Dante.


Domenico Caiazza

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