martedì 1 luglio 2008

Il lupo mannaro

Nel folklore meridionale il lupo è oggetto di credenze, detti, leggende che testimoniano la rilevanza data a quest’animale considerato più temibile del pastore. I narratori che raccontavano incontri con lupi mannari, non erano solamente anziani che attingevano ad una tradizione pregressa, a fatti successi nel loro passato o attinenti ad epoche lontane, le cui serate non occupate dalla tv, erano costellate di racconti, ma anche giovani studenti laureati, che riferivano attuale esperienze liminali accadute a loro o ad amici. La licantropia, ossia la capacità metamorfica di trasformarsi attivamente o passivamente, in particolari condizioni temporali o attraverso rituali in lupo, che rinvia ad un’identificazione totemica col lupo. Animale feroce e temuto in ambito agro-pastorale, il lupo ha coagulato su di se sin dai tempi lontani, una complessa simbologia in cui coesistono elementi mitici, magici e religiosi con rispettivo corollario di rituali e che rimanda all’ambiguo rapporto tra uomo e natura. Il tema dell’uomo che si trasforma in lupo è vitale in ambito folklorico; esso riassume nella sua metamorfosi la duplicità della condizione umana oscillante tra natura e cultura, tra ferinità e umanità.
Nelle raccolte folkloriche il lupo mannaro è una figura prevalentemente legata alla cultura contadina, la credenza nella sua esistenza viene, infatti, riportata come propria dell’ambito rurale.
Il lupo mannaro della nostra tradizione non è uno stregone dalle qualità diaboliche, nonostante alcuni accenni ad attributi diabolici, egli è un uomo che soffre senza che le sue sofferenze assumano carattere eroico, è un uomo che subisce questa sorte considerata non come una potenzialità che arricchisce la sua personalità ma come una sventura. Nella convinzione che si tratti di un agente impersonale, la credenza popolare istituisce un collegamento tra il momento della nascita e il destino di lupo mannaro: in ambito siciliano la nascita o il concepimento durante il plenilunio o sotto la luna di Marzo è ritenuta la causa del manifestarsi del fenomeno.
Sin dall’antichità si traevano pronostici dal modo di comportarsi dei lupi: infatti, il loro ululato e il loro avvicinarsi ai luoghi abitati era considerato segno di tempo nevoso e cattivo.
Nella tradizione popolare il lupo, da pericolo reale può divenire anche il simbolo del pericolo: è in questo caso dei moniti rivolti dalle mamme ai bambini in cui il lupo è l’equivalente dell’orco, ossia lo spauracchio che deve suscitare timore.
Il lupo, da vivo, attraverso la carne dell’animale da lui toccato, trasmette il suo influsso negativo sulla donna che, durante la gravidanza, è esposta a influenze che minacciano il feto e il suo sviluppo futuro. Infatti, ella mangiando la carne addentata dal lupo o calpestandone le impronte, trasferisce nel bambino che porta in grembo una delle qualità tradizionalmente attribuite al lupo, la voracità che si trasforma nella forma patologica corrispondente: la bulimia. In epoca cristiana, in ambito folklorico vengono elaborate strategie protettive di difesa, che vanno da azioni ritualmente e culturalmente codificate perché il nascituro o il neonato non divenga lupo mannaro.
È alla pelle del lupo che vengono attribuiti poteri magici particolari: la sua pelle rende forte, coraggioso e resistente a qualunque scontro o pericolo colui che la porta;
secondo questa credenza chi indossa la pelle di lupo, ne assume cioè l’aspetto fisico nella sua forma più vistosa, viene dotato da forza, coraggio, resistenza ai pericoli.



Valentina Caruso
Piccolavale86@libero.it


Bibliografia: Gianfranca Ranisio
“il Lupo Mannaro”ottobre 1984

2 commenti:

Riccardo Esposito ha detto...

Ciao! Bel blog di antropologia..

Anche io mi interesso di questa materia!

Un saluto

Riccardo

Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good