giovedì 1 maggio 2008

Dalla Schiavitù alle radici del jazz.

La musica americana affonda le sua radici in Africa, infatti alcuni termini in campo musicale derivano da idiomi Africani.
Il termine funky , ad esempio in lingua ki-Kongo solare , positivo.Mojo, invece, ricorrente in alcune canzoni,blues è l’equivalente di anima . La parola boogie vuol dire in ki –kongo” diabolicamente buono”.
Thompson ritiene che il jazz deriva da dinza che vuol dire eiaculare.
Le popolazioni dell’Africa,come quelle del Kongo,vivevano in jungle piene di sole ed erano a tempo stesso urbane e tribali (concetto che per noi occidentali è difficile da conciliare).
Sulle coste dell’Africa era presente una cultura urbana in piena fioritura queste popolazioni avevano mantenuto un credo politeistico incentrato sulla Grande Madre. All’interno di questa cultura,il tamburo viene considerato uno strumento sonoro, é infatti , un oggetto non di risonanza ma ci indica che in una molteplicità di suoni vi è il cuore del silenzio.
Per la concezione Africana l’altro mondo non esiste,per gli Africani il mondo fisico e quello spirituale si intersecano.
Tale credenza espressa nel simbolo della croce ( diversa da quella cristiana).Il fine metafisico degli schiavi a provare l’esperienza di questo incontro, purificato dai tamburi sacri e sprofondando nella danza, l’individuo viene possedutola un Dio ( si parla di un fluire interiore ).
Il capo diventa il punto di convergenza in cui l’umano e il divino si incontrano. Le divinità che parlano per bocca umana vengono dette vodun da cui deriva vudù;per comprendere le radici del vudù, dobbiamo seguire il cammino della schiavitù. In Africa la schiavitù era diffusa da tempo ,dapprima che arrivassero i bianchi,dato che molte tribù Africane riarricchivano catturando uomini delle popolazioni limitrofe e vendendoli .
Tutto questo dimostra quanto la metafisica Africana sia importante e quanto abbia aiutato questo popolo a sopravvivere a tali oppressioni,non si può far altro che ammirare la devozione di questi schiavi che sacrificavano le loro ore di riposo per la religione , che i bianchi vedevano come stregoneria .
I riti tradizionali riuscivano a sopravvivere solo nelle indie occidentali .
Nell’Africa del nord ,tranne che a New Orleans agli schiavi non era permesso di riunirsi in gruppo e in mancanza del tamburo svilupparono le prime forme di tip tap .
Il vudù rappresenta quindi l’estetica africana ricostruita fin dal tardo 700 ,i vudù Haiticui incorporavano nelle loro cerimonie preghiere cristiane;gli Africani avevano una predilezione per l’iconografia cattolica in cui vedevano raffigurati i propri Dei .
San Patrizio che regge lo scettro e comanda serpenti era visto infatti come un hungan,il cui compito principale era quello di organizzare cerimonie in cui i loa,gli Dei, cavalcano il corpo dei seguaci ,unendosi nella danza .
Il vudù però,ha anche un lato oscuro ,rappresentato da incantesimi per muovere forze soprannaturali,anche se amuleti ecc. servono ad interferire con il corpo per controllarlo, la manipolazione non è prevista , anzi è vista come qualcosa di sporco;esso non ha aspetti solo africani ma anche dell’oriente classico e del mondo egeo.
Il legame tra vudù e religione irlandese non è mai stata dimostrata.
La religione Irlandese era più vicina all’Africa che alla tradizione puritana Inglese,In un documentario degli anni 40 notiamo un palo colorato simile al manipolo celtico.
L’enorme massa di Africani che crearono il vudù e 20.000 irlandesi che nel vudù riversarono le loro pratiche magiche ebbero la loro vendetta perché dal vudù si sarebbero evoluti il jazz e il rok and roll che aiutavano a sopravvivere all’attacco della tecnologia.

Sabrina Campaniello

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