martedì 1 aprile 2008

Il pensiero di McLuhan

Lo studioso canadese Marshall McLuhan ha elaborato, nel corso degli anni sessanta, quella che può essere senz’altro considerata la più famosa teoria generale sui media.
Il determinismo tecnologico
La posizione teorica generale di McLuhan può essere senz’altro definita come un determinismo tecnologico. Vale a dire che le grandi innovazioni tecnologiche verificatesi nel corso della storia dell’umanità avrebbero avuto, per questo autore, un ruolo primario e determinante nell’influenzare la vita degli uomini, ovvero l’organizzazione sia sociale che psicologica delle loro rispettive epoche.
Per spiegare tale tesi, McLuhan concentra i propri sforzi sull’enorme ruolo svolto dalle tecnologie della comunicazione nella storia dell’umanità, giungendo a sostenere che ogni mutamento sociale verificatosi finora in tale storia, sarebbe stato determinato da un cambiamento tecnologico nei “modi” di comunicare connessi alle tecnologie, più che nei “contenuti” della comunicazione stessa.

le innovazioni tecnologiche fondamentali considerate dallo studioso canadese sono:
l’invenzione dell’alfabeto fonetico,
l’introduzione della stampa,
l’invenzione del telegrafo.
Si hanno così quattro epoche perfettamente definite:
tribalismo pre-alfabetico;
periodo della scrittura;
l’età della stampa (dal 1500 al 1900 circa);
l’era dei mezzi elettronici (iniziata con il Novecento).
Ogni epoca è determinata da una tecnologia che ne rappresenta il motore e ne configura la forma.
McLuhan, evitando esplicitamente di considerare buone o cattive le tecnologie, parte dall’idea che gli strumenti e le macchine presenti sulla terra sono solo estensioni delle estremità e dei sensi dell’uomo, ed è soprattutto attraverso questa strada che la tecnologia influisce sull’uomo e, in un certo senso, lo domina. È questo il motivo per cui egli sottolinea la necessità di conoscere il meglio possibile le tecnologie di cui disponiamo, piuttosto che criticarle o giudicarle.

L’equilibrio sensoriale
L’uomo tribale, ovvero l’uomo prima dell’invenzione dell’alfabeto, era un essere che viveva in un mondo in cui tutti i sensi erano simultanei e in equilibrio reciproco, un mondo chiuso, con una cultura orale strutturata da un dominante senso auditivo della vita. Dato che il mezzo di comunicazione era la parola, la distribuzione della conoscenza tra una persona ed un’altra era simile. Azione e reazione erano simultanee, senza separazione. Lo spazio in cui si muovevano era essenzialmente acustico, senza centro né margini, molto meno analitico e lineare dello spazio visuale. Si trattava insomma di un mondo perfettamente adeguato ad una visione unificata, magica e iconografica della realtà.
In questo stesso spazio acustico si muovevano tuttavia gli ideogrammi e la scrittura egizia, i quali erano però più che altro disegni di realtà.
Nel mondo tribale i sensi del tatto, del gusto e dell’udito avevano un’importanza molto elevata, che venne frantumato dall’assimilazione dell’alfabeto fonetico. L’equilibrio sensoriale caratteristico della cultura tribale, si disgrega nel momento in cui comincia a predominare la vista. Lo spazio acustico della percezione simultanea di tutti i sensi, organico e integrale, si infrange per dar luogo ad uno spazio pittorico, razionale e uniforme.

Il mezzo è il messaggio
per McLuhan la società è sempre stata strutturata più dalla natura dei media che da quella dell’informazione. Per questo “il mezzo è il messaggio”: il mezzo stesso, il modo in cui diffonde le sue informazioni e influenza la struttura mentale ed emotiva di colui che riceve, è più importante di qualunque messaggio cui possa servire da veicolo.


Il villaggio globale
Abbiamo visto che la tappa finale del grande processo di sviluppo storico dei media sarebbe quello relativo all’era dell’elettronica, fortemente caratterizzata dalla cosiddetta ri-tribalizzazione. Questo è il senso da attribuire all’affermazione secondo la quale staremmo vivendo in un villaggio globale. La trasformazione del mondo in un villaggio globale significa innanzitutto che chiunque viva nel più remoto dei villaggi è in grado di condurre, grazie alla simultaneità e all’estensione dei mezzi elettronici. In un senso più profondo, tale concetto indica però anche che le estensioni tecnologiche del nostro sistema nervoso centrale, indotte dall’elettronica, ci stanno sommergendo in un movimento di informazione, consentendo all’uomo di incorporare dentro di sé l’intera umanità”.

Raffaella Sposato

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