martedì 1 aprile 2008

Il pensiero di Lévi-Strauss

Lévi-Strauss è senz'altro lo studioso che per primo ha applicato l'indagine strutturale all'antropologia, e più in particolare alle discipline storico-sociali.
Lévi-strauss incomincia a elaborare il proprio metodo a partire dalla sua opera Le strutture elementari della parentela. In essa egli afferma che il nucleo che organizza i sistemi di parentela è la regola su cui si basano i vincoli matrimoniali nelle diverse culture e società. Per spiegare questo fatto, Lévi-strauss ricorre al metodo strutturale, tratto dalla linguistica e già sperimentato nel campo della fonologia. In polemica con l'impostazione storico-evolutiva, Lévi-Strauss assegna all'antropologia il compito principale di definire le caratteristiche dei vari sistemi culturali, riconducendoli a un insieme ristretto di principi di strutturazione. Una simile impostazione capovolge radicalmente la prospettiva tradizionale. Così, l'evoluzione sociale non viene spiegata chiamando in causa la volontà degli uomini e le loro intenzioni, bensì mediante la logica e la capacità di evoluzione insita nel sistema, che rappresentano proprietà oggettive delle strutture, non dipmdono dagli individui e rimangono loro fondamentalmente inconsapevoli. Nella pratica dello strutturalismo, così come l'intende Lévi-Strauss, possono essere isolati due principi fondamentali:

1. Una struttura che fa parte del reale, ma non delle relazioni visibili. Ogni realtà etnica è quindi formata da strutture che bisogna ben distinguere dalle singole relazioni sociali osservabili empiricamente; tali strutture elementari costituiscono un livello reale ma non percepibile direttamente.

2. Lo studio scientifico delle realtà etniche deve essere diretto alla determinazione di queste strutture e al loro funzionamento: è lo studio sincronico di esse che rende conto dello sviluppo storico della società e non l'esame diacronico del loro sviluppo a offrire una spiegazione delle strutture presenti nelle realtà etniche.

Storia ed etnologia
In quest'opera, Lévi-Strauss osserva che è necessario integrare lo studio su civiltà diverse dalla nostra con un approccio completamente diverso, come quello consentito dall'etnologia. Secondo Lévi-Strauss, la differenza fondamentale tra storia ed etnologia non è né di oggetto, né di scopo, né di metodo Esse hanno infatti lo stesso oggetto (la vita sociale), lo stesso scopo (una migliore comprensione dell'uomo) e un metodo in cui varia soltanto il dosaggio dei procedimenti di ricerca. Storia ed etnologia si distinguono soprattutto per la scelta delle prospettive complementari: la storia organizza i suoi dati in base alle espressioni coscienti, mentre l'etnologia lo fa in base alle condizioni inconsce delle vita sociale. Lévi-Strauss osserva che nella maggior parte dei popoli primitivi è molto difficile ottenere una giustificazione morale, o una giustificazione razionale di un'usanza o un'istituzione: anche quando si hanno delle risposte, esse hanno sempre il carattere di razionalizzazione. Le ragioni inconsce per cui si pratica un'usanza o si condivide una credenza, sono in genere assai lontane da quelle con cui il soggetto cerca di giustificarle. Secondo Lévi-Strauss, gli studi etnologici e linguistici dimostrano che l'attività inconscia dell'uomo consiste nell'imporre forma a un contenuto, e queste forme sono fondamentalmente le stesse per tutti gli individui. Quindi è sufficiente scoprire la struttura inconscia su cui poggia ogni istituzione, ogni usanza, per ottenere un principio di interpretazione valido per altre istituzioni e usanze.
Com'è possibile giungere a questa struttura inconscia?
Secondo Lévi-Struss, proprio qui si incontrano il metodo etnologico e il metodo storico. Soltanto la storia, mostrando le istituzioni che si trasformano, riesce a mettere in evidenza la struttura che sta alla loro base. L'etnologia, da parte sua, tende a concentrarsi soprattutto su ciò che non deriva dalla riflessione cosciente. Il suo scopo è di raggiungere, al di là dell'immagine cosciente e sempre diversa che gli uomini si formano del loro divenire, una gamma delle possibilità inconsce. Lévi-Strauss giunge così alla conclusione che storia ed etnologia si richiamano necessariamente e si integrano nei loro risultati. Solo l'applicazione congiunta di queste due discipline permette di portare avanti la moderna indagine sull'uomo.


Anonimo85



Bibliografia:
Ugo Fabietti, Storia dell'antropologia, Zanichelli, Bologna, 1991
Per un corretto inquadramento del pensiero di Levi-Strauss all'interno delle problematiche dell'antropologia

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti all'autore, molto interessante questo articolo.

Saluti

Michele Panzitti
michelepanz@libero.it

riccardoesposito ha detto...

Ciao!

complimenti per gli articoli e per gli argomenti scelti. Volevo segnalarti anche questo saggio su Lévi - Strauss.

Riguarda una mia lezione tenuta all'Università La Sapienza in relazione al seminario Frammenti Etnografici.

A presto!