sabato 1 marzo 2008

IL CIMITERO DELLE FONTANELLE: LE ANIME PEZZENTELLE

Dalla metà dell ’800 circa, un gruppo di popolane del rione Sanità, denominate "e' maste", riordinò tutti i resti mortali ammassati disordinatamente all'interno della cavità nel corso delle varie epoche. Tutte le ossa furono disposte in una sorta di "pietas popolare" a ridosso delle pareti tufacee seguendo schemi e raggruppamenti ben precisi. Questa sistemazione è ricordata con una lapide all'esterno della chiesa di Maria S.S. del Carmine realizzata alla fine dell'800 e tende a ricordare tutti coloro che morirono in occasione delle pestilenza, in povertà o nelle carceri e classificati pertanto come resti mortali "anonimi".

A guidare e coordinare i fedeli nella opera di sistemazione dei resti mortali è stato il canonico Gaetano Barbati, fondatore e promotore di un'Opera pia per il suffragio delle "anime in pena".
Dal 1884, anno in cui fu terminato il riordino dei resti umani, la "pietas popolare" napoletana si è rivolta alle "ossa e crani anonimi" con devozione religiosa familiare, con un culto che spesso richiama arcaiche tradizioni di tipo pagano. Alle anime in pena si rivolgevano amorevoli cure e suffragi, garantendo loro il cosiddetto "refrisco". Questo sarebbe poi stato successivamente ricambiato con l'intercessione dell'anime in pena per la protezione del fedele nei momenti di bisogno. I napoletani, in un clima di venerazione e culto anonimo, iniziarono dunque ad esprimere la propria devozione verso un ideale diverso dalla santità.

La devozione spinta fino all' "adozione" del teschio e la collocazione di immaginette votive e messaggi scritti all'interno dei reliquari esprimeva una forma di equilibrio tra il culto dei Santi e la devozione popolare delle anime del purgatorio. Il grande numero di urne devozionali site nel Cimitero delle Fontanelle rappresentano i ringraziamenti dei fedeli per le grazie ottenute con l'intercessione delle anime in pena. Le popolane-devote alle quali la tradizione locale aveva attribuito una particolare sensibilità per il culto delle anime purganti, hanno aiutato migliaia di fedeli nella ricerca delle anime particolarmente bisognose di cure e preghiere. All'interno del cimitero si snodavano le processioni religiose.

Suggestiva è la pratica delle adozioni di alcuni teschi che, di solito, venivano messi in scarabattoli e venerati o per grazia ricevuta o per voto o per fede. Le anime del purgatorio formano un ponte tra l’aldilà e la terra, un mezzo di comunicazione tra i mondi dei morti e i mondi dei vivi, segno di speranza nella possibilità di un aiuto reciproco tra poveri , che scavalca la soglia della morte: poveri sono infatti i morti, per il semplice fatto di essere morti e dimenticati, e poveri i vivi che vanno a chiedergli soccorso e fortuna,queste anime, a differenza di quanto accade in precedenti rappresentazioni, sono sole, i gesti indicano la loro condizione e, supplicando uno sguardo e un soccorso, esplicitano una richiesta d’aiuto. Il dato comune e sostanziale da sottolineare riguarda “ le anime abbandonate”: in tali luoghi si rende omaggio ai morti anonimi e seguendo una particolare e molto precisa ritualizzazione, si porta omaggio e sollievo ai teschi rappresentazioni concreta delle anime cui vengono offerte preghiere e messe in suffragio. Alle stesse anime purganti si ricorre per chiedere particolari grazie e intercessioni; il devoto entrando nel cimitero delle fontanelle fa il segno della croce. Arrivato ai teschi li tocca. vi poggia la mano come per ricevere da essi energia. In un ambiente cosi suggestivo e magico non potevano non nascere le varie personificazioni delle "anime pezzentelle" Al teschio, spesso, era associato un nome, una storia, un ruolo. L’umidità dei luoghi sotterranei è stata sempre interpretata come sudore: se si domanda ai devoti diranno che quell’ umidità è sudore delle anime del purgatorio. Nacquero in seguito numerose storielle, tra cui quelle già ricordate dei teschi che sudano e quella del Capitano. Il comportamento rituale si esprime tramite un preciso cerimoniale: si sceglie una specifica capa è morte e si cominciano le pulizie del teschio esattamente come si fa nelle pratiche di esumazione: lo si spolvera, lo si deterge dalle impurità, lo si pulisce.

Il sogno come riconoscimento


Il sogno risulta essere uno degli elementi basilari del culto e ci viene dato in una doppia versione. Si va al cimitero per devozione, si sceglie un’anima a cui rivolgere preghiere e questa appare in sogno per chiedere di continuare o d’intensificare i suffragi;oppure si può anche essere chiamati direttamente con una richiesta dell’anima,che appare in sogno senza che il futuro devoto sia mai stato al cimitero,pur frequentandolo,senza che abbia scelto,un preciso referente. I fedeli scelgono chi pregare e a chi offrire i lumini nelle loro visite costanti e regolari. Solo allora il morto appare in sogno e si fa riconoscere,cioè comunica il suo vero nome,col quale chiede di essere chiamato,in sostituzione del soprannome che gli è stato dato. La funzione del sogno,quindi è la comunicazione con l’aldilà ma assume anche caratteristiche di diffusione e di conoscenza tra i vivi. Si ha riscontro nei sogni e tramite essi,il mondo dei morti,viene rappresentato come un mondo parallelo molto simile al nostro. Questi racconti stabiliscono un livello particolare di comunicazione e definiscono l’aldilà come la casa dei morti : la morte diventa quindi un continuum dell’esistenza dei defunti vivono la loro vita di morti. I sogni sono portatori d’informazioni , dai morti, dai parenti lontani , buone e cattive novelle, di storie di avventure che spesso vengono fatte tradurre in numeri dall’impiegato dalla ricevitoria del lotto;il sogno si configura come la riaggregazione mitica della domesticità perduta, esso ha la funzione di rinnovare le origine mitiche della società e della cultura. I sogni tendono ad essere utilizzati come fonte di sicurezza garanzia fiducia ,ottimismo contro gli incontrollabili calamita che l’esistenza riserva ,in società dotate di modi inesistenza particolarmente precari; ravvivano la memoria delle anime purganti; l’anima del morto si fa riconoscere e potrà essere ricordata,affermando un ricordo superiore e impersonale che riguarda la storia ,e le sue vittime e soprattutto la memoria. In questi sogni la richiesta delle anime é sempre la stessa: tutte hanno bisogno di refrisco.
Il culto fu particolarmente vivo negli anni del secondo conflitto mondiale e del primo dopoguerra: la guerra aveva diviso famiglie, allontanato parenti, provocato morti, disgrazie, distruzioni, miseria. Non potendo aspettarsi aiuto dai vivi, il popolo lo chiedeva ai morti, e l'evocazione delle anime purganti diventa insieme la concreta rappresentazione della memoria e la speranza di sottrarsi miracolosamente all'infelicità e alla miseria.

Fattucchiere e maghi


Il camposanto delle fontanelle dove il culto realizza quel particolare scambio che mette in contatto il devoto con l anonimo e l’ignoto universo dell’aldilà tramite l’intervento dell’anima purgante, è diventato un luogo mitico della cultura napoletana, oscuro e misterioso.
Si dice, che la camorra vi tenesse le sue iniziazioni: l’iniziato sottoposto a una sorta di prova di coraggio, doveva resistere da solo per un’ intera notte.
Tra le numerose mitologie ce né una su cui soffermarci: questo camposanto,infatti pare sia stato uno dei luoghi della magia. I resti anonimi del passato, quali resti di una comunità e di una cultura, venivano usati per procedere a fatture e a magie. Se ciò fosse vero legherebbe ancor più il residuo anonimo ai vivi e, in particolare, il camposanto delle anime del Purgatorio acquisterebbe un doppio valore; da esso si riceve sia il soffio vitale dell’ esistenza, sia il soffio mortale. Le ossa dei morti, diventano anche oggetto per le pratiche di maghi e fattucchiere.
L’osso del morto, frantumato, polverizzato, legato a un individuo produrrà la sua morte; l’oggetto è usato quale rappresentanza di morte, e da qui deriva la sua efficacia magica. Le ossa del cimitero delle Fontanelle sono dotate di un potere che ad altre non è dato, perché questi resti umani rappresentano un resto storico e culturale su cui agire, ma anche perché quelle ossa vengono viste proprie dell’ attore sociale che viene sottoposto alla fattura, sono di sua pertinenza, gli appartengono ed è per questo che la fattucchiera e il mago può intervenire tramite esso o per mezzo di esso, per agire contro l’individuo che né è il possessore, e spingerlo così alla morte. Una strana associazione questa: oggetti che hanno effetti positivi e negativi allo stesso tempo.

Valentina Caruso
piccolavale86@libero.it

Bibliografia:
DE STEFANO DE MATTEIS:”ANTROPOLOGIA DELLE ANIME IN PENA “

EDIZIONI ARGO.

3 commenti:

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Cpmplimenti per l'argomento trattato....Anonimo 85

Milena ha detto...

meraviglioso questo argomento..io abito nella sanità--e in questi giorni devo andare con la scuola a visitare il cimitero delle fontanelle..e mi serviva qualche storia propio inerente a tale posto se qualcuno può aiutarmi, mi farebbe tanto piacere...un bacio..Milena