giovedì 3 gennaio 2008

L’Antropologia Visuale

L’Antropologia Visuale rappresenta oggi una significativa prospettiva di studio nel quadro delle discipline demo-etno-antropologiche. Le società scientifiche sono sorte inizialmente soprattutto negli USA e nel Canada, grosso modo intorno agli anni 70’ ed 80’ per diffondersi solo successivamente e non proprio subito in Europa. In Italia non vi è alcuna società scientifica ed alcuna rivista di antropologia visuale ma non sono mancate occasioni di confronto, di dibattito, di diffusione e divulgazione.
La definizione del dizionario di Antropologia, l’oggetto di studio dell’ Antropologia Visuale è da individuarsi:
· in tutto ciò che in una cultura si esprime visivamente;
· in tutto ciò che è possibile cogliere visivamente;
· in tutto ciò che è possibile registrare e fissare ovvero trascorre un’adeguata documentazione scientifica;

· L’Antropologia Visuale si prefigge come obiettivo conoscitivo quello di giungere ad una vera e propria teoria del visivo, teoria protesa ad analizzare e decodificare le forme visibili che le culture variamente assumono quando sono impegnate nel modellare l’ambiente, i luoghi, gli oggetti, gli edifici e anche i corpi della gente.
Si può ritenere che essa debba occuparsi della rappresentazione e della narrazione nel film etnografico; del rapporto tra le fonti etnografiche, l’autorità e la conoscenza antropologica; dello studio antropologico, delle emozioni e il ruolo che in esso può svolgere il film etnografico; dello studio della rete dei simboli e dei significati visibili anche nelle realtà sociali più vicini a noi.
L’Antropologia Visuale intende costituirsi, quali scienza che si occupa di tutte le società, non solo quelle cosiddette primitive e tradizionali ma pure di quelle occidentali a cui la vita quotidiana risulta sempre più strettamente intrecciata alla diffusione delle immagini. La diffusione di immagini digitali per la storia dell’umanità, fu una vera e propria rivoluzione; se le culture si manifestano visivamente e visivamente sono documentabili è possibile ipotizzare che le modalità di espressione e di registrazione siano necessariamente mutate con il sopraggiungere della nuova tecnologia digitale.
L’Antropologia Visuale non bisogna intendere soltanto la riflessione indirizzata all’utilizzo delle immagini nella ricerca antropologica, quanto l’analisi degli impieghi delle immagini nei diversi contesti culturali.
Lello Mazzacane, considerato un vero e proprio fondatore dell’ Antropologia Visuale ha delineato secondo quali coordinate teoriche è possibile impiegare gli strumenti di registrazione visuale. Partendo dal presupposto che alcuni aspetti della realtà si manifestano visivamente e sono documentabili, ha individuato diverse tipologie di fotografie: analitica, sintetica e analogica.
La fotografia analitica è quella che isola e riproduce un dato della realtà che è dato cogliere visivamente. Ex: voto donato da un pellegrino alla divinità;
quella sintetica riproduce relazioni tra più aspetti che è ancora possibile cogliere visivamente. Ex: una fotografia di un gruppo di fedeli in un pellegrinaggio;
analogica quella che attraverso la riproduzione del visuale rimanda a qualcosa che non ha alcun referente visuale. Ex: una fotografia riproducente una persona che piange nell’ambito di un pellegrinaggio richiamando un determinato rapporto con la divinità.
Mazzacane sostiene che ogni immagine dice qualcosa di per se mentre tutte insieme dicono qualcosa in più ed hanno un maggiore livello analitico.
Fotografie, filmati, dopo essere stati realizzati ed impiegati nella ricerca per la quale sono stati prodotti, necessitano di essere opportunamente conservati. Questa operazione di archiviazione è necessaria non solo per assicurare che il materiale possa essere successivamente utilizzato per analisi comparative volte a cogliere le trasformazioni temporali, ma pure che possa diventare una preziosa fonte di consultazione per studiosi di altre località impegnati in studi di comparazione spaziale. I dati visuali costituiti da fotografie e filmati oltre ad essere utilizzati nelle analisi scientifiche possono anche essere utilizzati e divulgati nei testi e nei resoconti scientifici, oppure autonomamente esposti in mostre, proiezioni, rassegne video, ecc.
L’Antropologia Visuale parte dal presupposto che per la ricerca antropologica siano utilizzabili non solo le immagini che l’antropologo stesso produce ed archivia ma pure quelle che vengono prodotte ed impiegate nei diversi contesti territoriali, sociali e culturali, essa mira a risalire alle modalità di produzione, alle concezioni, hai significati, agli impieghi, alle funzioni attribuite alle più disparate immagini nei diversi contesti culturali. Essa s’ interroga sull’ impiego delle immagini nella società occidentale, in particolare sul ruolo dei processi di comunicazione di una società multimediale. Nelle società definite postmoderne e multimediali si è diffusa nella popolazione l’utilizzo di strumenti di registrazione visuale che copre momenti della vita quotidiana, cerimoniale, festiva, ma pure religiosa. Compleanni, feste di matrimonio, gite, ecc. costituiscono occasioni in cui è dato a fotografi e cineoperatori autodidatti, assolutamente non professionisti di ricorrere alla macchina fotografica nell’ intento di riprodurre e di immortalare tutto ciò che è ritenuto degno di essere ricordato e non disperso. L’Antropologia Visuale assume quale proprio campo d’indagine lo studio delle modalità attraverso le quali in determinati contesti storico culturali, si fa ricorso a mezzi di registrazione audiovisuale per la riproduzione di immagini per uso familiare, privato, devozionale.


Valentina Caruso
Piccolavale86@libero.it

3 commenti:

silvia ha detto...

E' molto interessante quest'articolo. Questa disciplina a quanto pare ti appassiona molto.
Silvia ; )

Anonimo ha detto...

ciao, complimenti per l'articolo!
anche io studio antropologia...
ciao.
Denise

Simona ha detto...

Denise ciao, io mi son appena laureata in antropologia a bologna, volevo sapere che progetti hai tu per il futuro, che specialistica farai dopo?
La mia mail è LongRedHair@hotmail.it, se vuoi rispondi a quella. grazie
Simona