giovedì 3 gennaio 2008

FRANCESCO FAETA : LEGAME TRA VIVI E MORTI

Nel saggio “il testamento di Orazio Barone fotografie e domini della morte” l’attenzione è puntata sulla fotografia nei rituali interrelazionali vivi-morti. Egli mise a risalto una vasta fenomenologia di impieghi della fotografia nei rituali di commemorazione dei defunti; fotografie di genitori scomparsi,fatte inserire al momento della morte, nella propria cassa funebre, quelle coperte da nastro adesivo poste sulle lapidi di persone ancora vive scoperte soltanto al momento del decesso, quelle dei defunti poste in altarini domestici con le quali si parla incessantemente, quelle stampate su porcellana e agganciate alle collane di vedove.
L’ autore cerca di porre in risalto come attraverso la fotografia, in una specifica località della Calabria s’ interagisca con i morti e con la morte; infatti la fotografia rende eterna una persona e non cancella il ricordo del defunto. Spesso si sceglie quella in cui si era giovani militari,oppure dove si è ben vestiti,ma non si ci mettono foto di gruppo, si ritaglia soltanto quella parte dove vi è raffigurato il defunto; tutto si costruisce intorno a queste fotografie, anche l ‘ epitaffio che troviamo sulla tomba.
Faeta notò che in Calabria e precisamente nei cimiteri vi erano tombe solo con scritto la data di nascita, senza quella di morte,questo voleva significare che i vivi si sceglievano il posto per evitare che altre persone morte prima, potessero occuparlo
Egli nota che c’è tutta un organizzazione per pulire la tomba,poichè lasciandola sporca, significherebbe enunciare la separazione tra i vivi e i morti.

Anna Ricciardi

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