giovedì 29 novembre 2007

IL BULLISMO: La nuova “moda” nelle scuole

Milioni di bambini passano più tempo a contatto con adulti nelle strutture scolastiche che in qualsiasi altro posto fuori dall’ambiente familiare.
Sebbene le scuole giochino un ruolo importante nel proteggere i bambini dalla violenza, per molti di loro la scuola rappresenta un luogo di abusi.

Con il termine “bullismo” si indica un fenomeno sociale tipico delle classi scolastiche, in cui uno o più adolescenti perseguitano sistematicamente e con intenzionalità un ragazzo più debole. Il bullismo, per essere definito tale, deve presentare le seguenti caratteristiche: le prepotenze devono essere sistematiche ed intenzionali e solitamente è presente una asimmetria fra bullo e vittima.
L'atteggiamento del bullo nei confronti del più debole o dei più deboli ha cause che spesso risiedono nell'invidia nei confronti delle vittime. Uno studente brillante, o con una famiglia molto agiata, è vittima del bullo che dimostra la sua superiorità nell'evidenziare i difetti fisici e/o caratteriali della vittima, rendendola quindi inferiore, il tutto a vantaggio di una presunta, sconcertante ed irreale gratificazione. Secondo gli studi più tradizionali che incentrano l'attenzione sulle caratteristiche individuali, le principali vittime del bullismo sono gli studenti di grossa corporatura e/o con i tipici tratti facciali da secchione (occhiali, pettinatura ordinata, abiti sobri), subito riconoscibili, o dal linguaggio molto educato e povero delle naturali inflessioni dialettali. Sulla base dei più recenti studi, svolti in Italia e in Giappone, si rilevano diverse forme di bullismo. Si può parlare di bullismo persecutorio quando la designazione è esterna al gruppo: in questo caso è in gioco la leadership del gruppo (della banda) e la designazione della vittima è più o meno casuale. Si può parlare di un bullismo di inclusione (nonnismo) quando le vittime sono i piccoli che devono sottoporsi a persecuzioni perlopiù ritualizzate per essere ammesse nel gruppo. Si può infine parlare di un bullismo di esclusione (ostracismo) laddove la vittima è interna al gruppo (in genere la classe scolastica) e viene umiliata e perseguitata in quanto considerata estranea alla cultura e al modello identitario prevalente nel gruppo. Il bullismo può essere sia "diretto" che "indiretto". Il bullismo diretto consiste nel picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli, minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti sugli altri o rovinarli. Il bullismo di tipo indiretto invece si gioca più sul piano psicologico, meno visibile e più difficile da individuare, ma non è meno dannoso per la vittima di "turno". Esempi di bullismo indiretto sono: l'esclusione dal gruppo dei coetanei, l'isolamento, l'uso di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia. A differenza di quanto si pensi, il bullismo è un fenomeno che riguarda sia maschi che femmine, ma nei due sessi si esprime in due modi differenti. I ragazzi mettono in atto soprattutto prepotenze di tipo diretto, come aggressioni fisiche e verbali. Le ragazze, invece, utilizzano in genere modalità indirette di prevaricazione e le rivolgono prevalentemente ad altri soggetti femminili. Dalle notizie di stampa sembrerebbe, poi, che ci siano delle età a rischio di bullismo, poiché i soggetti coinvolti sono spesso o bambini tra gli 7-10 anni o ragazzi tra i 14-17 anni. Il fenomeno del bullismo troppo spesso non viene preso seriamente dalle autorità scolastiche e i bambini sono riluttanti a denunciarlo e viene spesso associato alla discriminazione contro gli studenti provenienti da famiglie povere, o da gruppi emarginati o con particolari caratteristiche personali, inclusi i bambini disabili. Attualmente, da parte dei mass-media, il termine viene anche usato in maniera più ampia e generica, per riferirsi al teppismo e al vandalismo da parte degli studenti e quindi una forma di rifiuto delle regole della convivenza collettiva. Le figure che possono davvero fare la differenza sono gli insegnanti che, dopo i genitori, sono i riferimenti dei bambini, rappresentano “l’altra famiglia” per i piccoli uomini e donne del futuro. Quindi, per tentare di arginare e modificare questa drammatica situazione l’enorme lavoro di sostegno, emancipazione, ascolto e condivisione è da rivolgere a loro e da sviluppare con loro.




Ilaria Formichelli
ilaria_formichelli@libero.it

1 commento:

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'articolo scritto, è molto bello.