venerdì 31 agosto 2007

Le donne, la morte, il dolore tra i bijàgò della Guinea Bissau

Le cose della morte sono cose di donne;esse parlano il linguaggio dei morti e il loro compito è ristabilire l’ equilibrio tra il mondo dei vivi e il regno dei morti, prestando il loro corpo affinché questi esseri potenzialmente pericolosi possano affrontare le cerimonie.
Le donne iniziate si astengono a parlare con le ragazze non iniziate e soprattutto ,con gli uomini,oppure utilizzando un linguaggio speciale proprio per gli spiriti,nel quale alle parole del quotidiano viene attribuito un significato opposto.
La possessione sembra costituire un’esperienza che prepara le donne ad essere madri complete, confermando e valorizzando la possibilità di tramutare la morte in vita; una volta terminate le cerimonie di possessione e consapevoli del loro potere,le donne saranno rispettate e ritenute pericolose.
L’intero rituale è volto ad alterare la personalità dell’ inizianda rimodellandola; la possessione femminile può essere considerata  come un linguaggio privilegiato per esprimere sentimenti e attitudini totalmente al di fuori di ciò che una donna dovrebbe comunemente provare;esse svolgono una danza ed in questo momento rappresentano teatralmente la morte dei defunti, queste rappresentazioni emozionano i presenti  che riconoscono i figli ,i fratelli, gli amici del villaggio e ne rivivono la morte.
Le possedute attraverso il linguaggio del corpo, raccontano storie che rafforzano il modello di umanità proposti dai anziani ,e offrono un pretesto per riflettere sui contrasti e le incertezze del presente .
Le donne sono responsabili del trattamento dei cadaveri, ma anche dalla metabolizzazione sociale  del lutto attraverso il linguaggio poetico dei canti funebri, manifestando un atteggiamento di intimità e affetto con il morto, circondando fisicamente la salma ,rivolgendogli domande, aggiustandogli i panni ,offrendogli il riso.
Prima di chiudere la tomba i parenti dello scomparso mettono nell’ orifizio zucche di riso ,vasi d’acqua, tessuti ,gioielli ,tutto ciò che servirà a pagare l’accesso all’ aldilà; le donne anziane rimarranno per cinque giorni a vegliare la tomba. Protagonista delle cerimonie funebri è il suono del tamburo sacro,strumento di comunicazione con gli antenati; piangere significherebbe attirare verso il villaggio il suo spirito dannato, mettendo in pericolo la tranquillità del gruppo,mentre è appropriato una voce femminile che invoca un lamento, piange con le parole quelle della morte.
Le parole contenute nelle canzoni evocano il dolore ed emozioni potenti associate alla morte  condivisa, diventando interpretazioni pubbliche di eventi ed esperienze comuni;esistono addirittura professioniste ovviamente retribuite, chiamate a cantare nei villaggi in occasione dei funerali e sono donne anziane provenienti da diversi villaggi; caratteristica delle migliori lamentatici è l aver vissuto una vita particolarmente drammatica.
La solista illustra il suo canto con una gestualità corporea  teatrale e con brevi monologhi che si rivolgono al cadavere, ai vivi, agli antenati.
 
Valentina Caruso
Piccolavale86@libero.it
Bibl: poetica delle emozioni
Chiara Pussetti

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